
Reti & Sicurezza
No di Telecom al progetto 2010 Fibra per l’Italia
Il colosso delle telecomunicazioni non sembra intenzionato a partecipare all'ambizioso progetto lanciato nei giorni scorsi da Vodafone, Fastweb e WindLa doccia fredda Il progetto “2010 Fibra per l’Italia”, nelle intenzioni dei tre operatori, Fastweb, Vodafone e Wind, appoggiati dallo stato nella figura del viceministro per le Comunicazioni Paolo Romani, doveva dunque essere un volano per l’economia delle medie e piccole aziende (anche quelle a conduzione familiare) ed un modo per abbattere il digital divide. Le speranze di tutti erano che Telecom Italia aderisse al progetto, ma è arrivato un secco no a questa opzione. Già in un primo momento Bernabé aveva in effetti affermato: «Siamo pronti a condividere possibili infrastrutture, a esaminare proposte che vadano nella direzione di una miglior efficienza del sistema, ma questo non implica che cambieremo i nostri programmi di investimento sulla rete. Metteremo la fibra dove serve in coerenza con il nostro piano che resta quel che è. Telecom Italia è pronta, in coordinamento con l’Authority, a studiare lo switch off della rete in rame a Milano in vista dell’Expo 2015. Anziché polemizzare su cifre e problemi teorici, cominciamo a eliminare a Milano la vecchia rete in rame sostituendola con la nuova rete in fibra».
Poi, nei giorni scorsi è arrivata la doccia fredda che rischia di compromettere l’intera operazione. La proposta di Romani è, di fatto, una rete in condominio con tutti gli operatori interessati, in modo da avere un finanziamento comune e tutti poter usufruire delle infrastrutture disponibili, per dare un servizio migliore e più veloce (fibra ottica) a tutti i cittadini italiani. Telecom Italia sembra interessata al progetto ma teme proprio la gestione “condominiale”. «Mi sembra che l’architettura proposta sia di una rete punto a punto - ha spiegato Oscar Cicchetti, responsabile delle strategie business di Telecom Italia - che costa dal 50 per cento al 100 per cento in più rispetto a quella multi punto. Sì dunque alla condivisione degli investimenti per le opere di ingegneria civile, che poi sono quelle che pesano di più sulla realizzazione delle nuove reti, ma nessun modello di rete 'condominiale". Siamo interessati alle sinergie di investimento e condivisione delle infrastrutture passive. A Milano, ad esempio, faremo la Ngn utilizzando le infrastrutture già posate da Metroweb, a dimostrazione che quando ci sono fibre da condividere interessa anche a noi».
«Una società per la rete in fibra ottica che copra inizialmente 15 città non è un condominio, ma è un progetto per il Paese", ha replicato il numero uno di Vodafone Italia Paolo Bertoluzzo. "Non stiamo discutendo di singole iniziative, dobbiamo avere ambizioni chiare e un piano per arrivarci, il dibattito è politico»
L'Ad di 3 Italia Vincenzo Novari ha giudicato "risibile" il progetto di realizzare un'infrastruttura parallela alternativa a quella di Telecom Italia. «Ed è risibile anche sovrapporre reti su reti dove c'è già ampia presenza di infrastrutture, come nelle grandi città. Insomma, se ci sono uno o più operatori che vogliono costruire reti nelle aree ricche del Paese che lo facciano, ma non si dica che si tratta di un Progetto Paese»
La collaborazione tra operatori non pare quindi un obiettivo di facile realizzazione e, a questo punto la prospettiva di avere una rete adeguata alle esigenze in tempi accettabili si allontana sempre di più. C’è comunque un ultima speranza rappresentata dalla proposta del Commissario Neelie Kroes al vaglio della Commissione Europea che potrebbe prevedere un patto di tutela perchè Telecom renda disponibile le proprie infrastrutture di rete, per sviluppare una rete di nuova generazione.





