Schneider Electric, il risparmio che viene dal freddo

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L’ultimo progetto nato in casa dell’azienda, EcoBreeze, è un economizzatore modulare in grado di rispondere ai futuri requisiti di condizionamento ed efficienza energetica dei Data Center di oggi e di domani

La gestione dell’energia sta diventando sempre di più un problema a livello mondiale.
“Attualmente ci troviamo di fronte ad un dilemma energetico – afferma Franco Zanotti, Telco Sector & Cooling Director, IT Business di Schneider Electric Italia – Il problema è quello di diminuire le emissioni di CO2 a fronte di un aumento nella richiesta dell’energia. L’obiettivo primario della nostra azienda è quindi quello di aiutare le aziende a trarre il massimo dalla loro energia”.

Schneider Electric, dopo l’acquisizione di APC e dell’italiana Uniflair nel 2009, si presenta oggi come lo specialista globale nella gestione dell’energia, con un fatturato di 24 miliardi di euro nel 2012. Il cuore pulsante della sua produzione è rappresentato dallo stabilimento di Conselve, vicino a Padova: ereditato da Uniflair, il centro è adibito prevalentemente a livello di produzione e a ricerca, sia relativamente alla parte di condizionamento che della pavimentazione sopraelevata che viene commercializzata in tutto il mondo.
“L’azienda, negli ultimi anni, – prosegue Zanotti – ha effettuato tutta una serie di acquisizioni in vari settori per creare una soluzione integrata di offerta energetica”.

Uno degli assi portanti all’interno dell’offerta aziendale è l’utilizzo dell’energia all’interno del Data Center, di cui il cooling è un aspetto fondamentale. “Abbiamo un’offerta completa su tutta la filiera del freddo per il Data Center, che ci rende unici rispetto ai competitors. Il problema principale che ci troviamo a dover affrontare è che dobbiamo consumare meno energia e anche lo sforzo più piccolo, in un Data Center, ha un guadagno enorme”.

Ma come si misura l’efficienza nel Data Center?
Nel 2007 l’organizzazione mondiale “The Green Greed” ha introdotto un nuovo indice: il PUE (Power Usage Effectiveness), cioè il rapporto tra l’energia utile nel Data Center e tutta l’energia che entra nel Data Center.
Più questo rapporto è vicino a 1 e maggiore sarà l’efficienza del Data Center, mentre quanto più il rapporto si allontana da questo valore tanto più le facilities disperdono energia. Si può affermare che il PUE è l’indice che rivela il grado di dispersione elettrica del data center.
Obiettivo dei sistemi di cooling è quello di abbassare il più possibile la dispersione elettrica e massimizzare la gestione del calore prodotto all’interno del Data Center: il fine, in sostanza, è quello di abbassare il PUE.

Molte delle prestazioni energetiche di un Data Center sono in gran parte dipendenti dalla collocazione geografica del sito: i posti più freddi sono quelli in grado di rendere al meglio in termini energetici a parità di potenza impiegata. In particolare, è importante riuscire ad estendere modalità di free-cooling senza ricorrere alla tecnologia del compressore.
Come è possibile realizzare questa missione?
“Nel 2011 è nato per questo il progetto EcoBreeze – spiega Massimo Galbiati, Finance Sector & Solutions Director, IT Business Italy di Schneider Electric – . Quello introdotto da EcoBreeze è un concetto innovativo. Mentre prima c’erano sistemi che scambiavano aria – aria ma erano composti da vari pezzi, portando a una certa complessità, anche a livello di supervisione, la nostra soluzione consiste nell’ingegnerizzazione di tutte queste componenti in un unico pezzo, dando vita a una soluzione semplice, pre ingegnerizzata e modulare, che cresce col business”.

EcoBreeze

Con EcoBreeze l’aria calda in uscita dai server è controllata attraverso la chiusura del corridoio caldo; viene raccolta nel controsoffitto e arriva poi nella macchina di condizionamento posta all’esterno, dove viene raffreddata e riportata nella parte inferiore del data center, dove è infine rimandata attraverso il pavimento flottante sul fronte del rack.

La novità e innovatività del progetto è che l’aria calda viene raffreddata dall’aria esterna esclusivamente in free cooling, usando le ventole, secondo un processo definito di “Dry Mode”.
“Un altro elemento che contraddistingue la nostra soluzione – prosegue Galbiati – è che attraverso un “funzionamento operativo o diabatico” sono anche in grado di andare a rinfrescare la temperatura dell’aria esterna mediante l’evaporazione di acqua su di essa, cosa che mi permette di mettere in atto free cooling. E solo quando questo non è ancora sufficiente entrano in gioco i compressori: ho, infatti, a disposizione un compressore in ogni singolo modulo che serve per riportare nel data center la corretta temperatura dell’aria” .