I ritardi del Cloud

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Un’indagine di Allied Telesis svela ritardi e limiti di aziende e Pa

Di Cloud Computing si parla molto e forse persino troppo, soprattutto quando vengono trasmessi messaggi scorretti o, comunque, poco chiari. In particolare, è fondamentale ricordare che il Cloud presuppone, necessariamente, la presenza di un’infrastruttura di comunicazione adeguata a supportare le esigenze in termini di qualità e affidabilità.
Un presupposto troppo spesso trascurato, con la conseguenza di investire in servizi che, all’atto pratico, rischiano di non poter essere erogati in modo soddisfacente.
Per comprendere il fenomeno e le sue possibili evoluzioni, Allied Telesis ha promosso un’indagine su larga scala, con l’obiettivo di comprendere quanto le aziende europee siano pronte a sfruttare i vantaggi offerti dal Cloud. Una tecnologia molto più pervasiva di quanto si pensi, basti ricordare, ad esempio, che la maggior parte delle applicazioni di posta elettronica funziona già in Cloud. Questo significa, all’atto pratico, che quasi tutte le realtà aziendali già utilizzano una simile tecnologia, anche se spesso lo ignorano.
Il fenomeno Cloud, del resto, è seguito, sin dal suo nascere, dalla multinazionale giapponese, che vanta una posizione di leadership proprio nello sviluppo di apparati destinati alla creazione di infrastrutture di trasmissione dati e sta proponendo un innovativo sistema di gestione delle reti, basato su AMFAllied Telesis Management Framework, un’innovativa tecnologia che permette di ridurre fino al 60% la complessità e i costi relativi alla gestione della rete.
Lo scorso giugno Allied Telesis ha così promosso un’indagine che ha coinvolto oltre 500 professionisti It in tutta la regione Emea. Un lavoro meticoloso che, come spiega il Vice President del Marketing Emea Antonella Santoro, si pone l’obiettivo di “aiutare le aziende e gli utenti finali a comprendere il reale grado di maturità in termini di ‘Cloud-readiness’ della loro organizzazione”.
Uno studio suggerito dal fatto che “proprio la rete rappresenta un prerequisito cruciale per qualsiasi azienda interessata a valutare la migrazione totale o parziale al Cloud”. Infatti verificare che un’impresa sia pienamente in grado di sfruttare i vantaggi offerti dai servizi Cloud è essenziale, in questo momento, per promuovere la crescita nel mercato Enterprise.

La classifica del Cloud
Business Manager e It Manager di aziende attive nei settori più svariati sono così stati chiamati a rispondere a 27 domande, studiate per identificare punti di forza e debolezza rispetto al Cloud. Il tutto “riassunto” in un punteggio finalizzato a valutare la predisposizione di ogni singola realtà. Anche per tale ragione, i quesiti hanno riguardato due aree differenti: una più propriamente tecnologica, ovvero focalizzata sull’infrastruttura di rete disponibile, oltre al livello di sicurezza e di qualità del servizio offerto, in un’ottica di puro networking. Un secondo gruppo di domande era invece teso a valutare l’attitudine personale a investire in questa direzione.
Il primo aspetto che emerge dallo studio è relativo proprio alla diversa predisposizione, nei singoli Paesi, a sfruttare le tecnologie Cloud. In questo ambito non sorprende il fatto che siano soprattutto i Paesi emergenti a possedere una maggior predisposizione nei confronti della nuova tecnologia. Una situazione favorita dal fatto che dispongono di reti moderne e, quindi, già ingegnerizzate per supportare le nuove tecnologie.
Allo stesso modo la Germania, che sei anni fa ha intrapreso un sostanziale rinnovamento delle proprie infrastrutture di telecomunicazione, appare come uno dei Paesi meglio attrezzati in questa direzione. I tedeschi vantano infatti un rating di 49 punti sugli 80 disponibili. Più indietro l’Italia, ferma a 45 punti, che è comunque in buona posizione rispetto all’Inghilterra. Quest’ultima, infatti, risulta penalizzata soprattutto da un’infrastruttura della pubblica amministrazione decisamente inadeguata. Del resto non possiamo trascurare il fatto che i ritardi della PA gravano su molti dei Paesi più “maturi”, mentre l’innovazione introdotta in quelli più “giovani” consente loro di ottenere una media decisamente elevata anche in ambito governativo.

I piccoli sono pronti
Stupisce, al contrario, che siano soprattutto le micro imprese a dimostrarsi più pronte a cogliere le opportunità offerte dal Cloud Computing, mentre le multinazionali appaiono in pesante ritardo in questo ambito.
Santoro sottolinea, però, che una piccola realtà può agire con maggiore agilità nel cercare di cogliere tutte le opportunità. Una scelta agevolata dal fatto che, spesso, simili realtà non dispongono di figure professionali interne dedicate all’ambito Ict e, quindi, devono necessariamente affidarsi a servizi esterni. Al contrario, una migrazione verso il Cloud può risultare particolarmente complessa per le grandi aziende. Anche se, in molti casi, queste realtà hanno già attivato soluzioni di Cloud di tipo privato, nelle quali vengono messe a fattor comune le risorse aziendali, che non sono però condivise con l’esterno.