SDS, quale lo stato dell’arte?

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La ricerca annuale di DataCore sullo storage definito dal software conferma che uno dei maggiori problemi It delle organizzazioni è quello di gestire la diversità e la migrazione tra differenti marchi, modelli e generazioni di dispositivi di storage

[section_title title=Le principali evidenze emerse dal report 2014]

Difficoltà di gestione e migrazione tra modelli e generazioni diverse di dispositivi storage e flash. Sono queste le principali evidenze emerse dalla ricerca annuale di DataCore, azienda leader nello storage definito dal software (SDS), per identificare le sfide che le organizzazioni si trovano oggi a fronteggiare nel mondo dello storage e per capire quali elementi stiano spingendo la richiesta di SDS. 388 sono i professionisti coinvolti nella survey, appartenenti al mondo It e provenienti da diversi Paesi.

L’edizione 2014 del report State of Software-Defined Storage mostra come lo storage definito dal software sia preso in considerazione per semplificare la gestione delle “isole solitarie” di dispositivi storage (26%) e per ridurre i malfunzionamenti (30%), per proteggere meglio gli investimenti (32%) e per garantire la compatibilità futura dell’infrastruttura con l’integrazione di nuove tecnologie come quelle flash (21%). Il passaggio all’SDS risulta essere molto interessante se si considera che quasi la metà degli intervistati ritiene la difficoltà della migrazione tra differenti modelli e generazioni di dispositivi di storage l’elemento che gli impedisce di utilizzare i prodotti storage più economici proposti da altri fornitori.

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