3D senza occhialini: l’Ospedale di Vicenza è il primo al mondo ad utilizzarlo

634

La tecnologia Kiwie RealVision verrà utilizzata per le operazioni chirurgiche mini invasive. Interessanti applicazioni anche in numerosi altri settori industriali

Una vera rivoluzione: non può che essere definita così. Stiamo parlando di Kiwie RealVision, soluzione video 3D che permette la visualizzazione di immagini tridimensionali su diverse tipologie di schermo senza la necessità di dover utilizzare i noti occhiali polarizzati che tutti noi abbiamo imparato a conoscere, ad esempio al cinema.  Si tratta di una vera e propria disruptive technology perché da un lato rappresenta un salto netto rispetto al passato grazie al suo uso applicativo nel mondo professionale e dall’altro per le implicazioni che potrebbe avere, magari in futuro, sull’entertainment e il gaming nel caso sbarcasse anche nel mondo consumer.

A testimoniare la portata innovativa di Kiwi RealVision, orgoglio del Made in Italy e prima al mondo del suo genere, è l’Ospedale S. Bortolo di Vicenza che ha avviato, insieme alla società produttrice, una ricerca per individuare – e nel caso superare – i limiti della crescente adozione di soluzioni 3D tradizionali in ambito medico.

E’ emerso come l’utilizzo di occhiali polarizzati sincronizzati alla stessa frequenza del monitor in operazioni di chirurgia laparoscopica, comporti una difficile localizzazione nello spazio degli elementi interessati. – ha spiegato il Dr Sabino Pisani, Responsabile Tecnico dell’innovazione –  A questo si deve aggiungere anche l’affaticamento della vista provocato dalla tecnologia 3D passiva che, sebbene non crei direttamente alterazioni visive e neurologiche, incide sulla decodificazione delle immagini a livello cerebrale”.

E le conseguenze di questo non sono del tutto indifferenti se si considera che l’affaticamento provoca un probabile abbassamento delle performance del medico che opera, comportando così la sua sostituzione con un altro chirurgo qualora l’operazione risultasse essere di lunga durata. Il tutto a danno del paziente.

La problematica è ora risolvibile grazie alla tecnologia Kiwie RealVision che offre una visione naturale senza la messa a fuoco della pupilla, permettendo così di determinare con facilità la profondità dei tessuti – ha puntualizzato il prof. Andrea Tasca, direttore dell’U.O di Urologia  ULSS 6, che ha sottolineato inoltre come ora l’intera operazione chirurgica potrà essere portata a termine dallo stesso medico che la ha iniziata. “I risultati della sperimentazione, effettuata su animali e clinica (ed ancora in corso) hanno avuto effetti molto soddisfacenti tanto da convincere l’Ospedale a dotarsi di questa tecnologia, che verrà inizialmente utilizzata nel reparto di Urologia, per poi essere in un secondo momento estesa agli altri reparti che già utilizzano soluzioni 3D”.

Rispetto al sistema 3-D passivo, Kiwie RealVision genera infatti , a livello corticale, un’esperienza visiva reale e costruttiva, dissociata per i due occhi, tollerata perfettamente, con una distanza percepita reale e non variabile da soggetto a soggetto. Il risultato è un defaticamento rispetto al sistema tradizionale. Un’altra interessante caratteristica di RealVision è la possibilità di effettuare lo streaming Wi-Fi tra più dispositivi come display, microscopi o telecamere 3D: uno specialista operante in America ha la possibilità di seguire, in diretta 3D e senza rallentamenti, un intervento chirurgico che si sta tenendo ad esempio in Italia. Un’operazione impensabile fino a prima per il “peso” di un video 3D che deve essere trasmesso.

Ma le applicazioni di questa rivoluzionaria soluzione, come accennato inizialmente, non si esauriscono solo all’ambito sanitario. Oltre che per svolgere test per l’analisi ottica, optometrica e oftalmologica nel medicale, infatti, sono tanti altri i settori produttivi che potrebbero essere interessati: dall’aerospaziale al navale, dalla difesa all’industria. Questo perché Kiwie RealVision porta a migliorare qualunque sistema di visione 2D e 3D con occhiali polarizzati.

L’obiettivo era quello di avvicinare l’uomo alla macchina. – ha concluso il Dr Pisani – Siamo partiti da come la persona vede per poi realizzare sistemi hardware e software a misura di essere umano perché non è l’uomo che si deve adattare alla tecnologia, ma semmai il contrario”.