Big Data in ambito sanitario: i dubbi dell’Europa

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L’utilizzo dei Big Data in ambito sanitario sta raggiungendo livelli di utilizzo e tecnologia molto alti, ma crea non pochi dubbi all’Unione Europea in materia legislativa






La presenza di offerte internet ADSL e fibra ottica sempre più convenienti spinge ogni giorno nuove persone a sottoscrivere un abbonamento per una connessione a internet che gli permette di usufruire dell’alto numero di servizi online indispensabili. Ormai non è solo necessario avere una connessione per utilizzare il proprio conto in banca o per comunicare con l’amministrazione pubblica e ottenere documenti, ma anche in campo medico è sempre più importante. Non a caso, stanno nascendo diversi servizi di raccolta informazioni proprio dedicati all’ambito sanitario che permettono ai politici di prendere decisioni in tema di assistenza sanitaria; ai medici e agli altri operatori sanitari di offrire le migliori prestazioni; ai ricercatori di sviluppare nuove cure; ai cittadini di essere più informati e responsabilizzati in tema di salute.

Sparra e Bd4bo: due grandi esempi di Big Data in ambito sanitario

Se guardiamo ai paesi europei in cerca di esempi dell’uso di Big Data in ambito sanitario, due grandi iniziative balzano subito all’occhio: Sparra e Bd4bo.

Sparra è stato sviluppato dalla divisione Information service della Scozia e serve a prevedere il rischio di ogni singolo individuo di venire ricoverato in ospedale per un’emergenza nell’arco dell’anno in corso. I punteggi di rischio vengono calcolati e inviati agli operatori sanitari in modo che si studino piani di cura in maniera molto personalizzata e preventiva, senza dover crearli al momento dell’emergenza con poche informazioni e poco tempo a disposizione. I risultati? -20% del numero di ricoveri di emerenza, -10% del tempo di degenza per cittadino, 16 milioni di euro di risparmio per il sistema sanitario scozzese.

Bd4bo, invece, è un progetto della Commisione Europea inserito nelle inziative per una medicina più innovativa. I Big Data, in questo caso, vengono sfruttati per sviluppare una sorta di deposito di dati centrale con tutte le informazioni: i dati personali comuni; le norme per la raccolta, l’analisi, la gestione e la protezione dei dati; i modelli dei dati e l’aggregazione di quelli provenienti da più fonti. Tutto è fatto per migliorare l’efficienza delle soluzioni da offrire ai cittadini e il paradigma è semplice: più informazioni ci sono, più efficiente sarà il sistema.

Big Data in campo medico: i dubbi dell’Unione Europea

Ma, in campo legislativo, resta un problema da risolvere: la privacy. Nel decidere come devono essere le leggi che regolamentano questo sistema, l’Unione Europea si sta chiedendo una cosa: i benefici oggettivi che si possono ottenere valgono l’ingerenza nella privacy dei singoli cittadini? Non aiutano in questo senso le frequenti notizie di attacchi informatici dal ricco bottino di dati personali. Recentemente, ad esempio, il Bloomsbury Patient Network, in Gran Bretagna, è stato multato con 250 sterline perché il suo staff erroneamente ha condiviso via mail i nomi di 200 pazienti sieropositivi. Ma avuto problemi anche il Brighton e Sussex University Hospital, vittimi di un attacco informatico tramite il quale sono stati rubati e poi venduti su ebay, centiana di migliaia di dati dei pazienti.

Quindi, oltre ai costi in termini di denaro e di innovazione tecnologica, bisogna anche prendere in considerazione quelli di perdita della privacy e l’Unione Europa è decisa a soddisfare tutti. Per farlo si chiede quanto i cittadini siano disposti a condividere, se dovrebbe essere un processo facoltativo oppure obbligatorio e chi dovrebbe gestirli tra società pubbliche e private. Per questo, la Commissione Europea promuove un questionario REIsearch: dai anche tu il tuo parere.