Philips: è tempo di ‘Connected Care’

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Per vedere se i cittadini sono pronti al nuovo modello di sanità sceso in campo con la sempre maggiore pervasività della tecnologia la società ha promosso uno studio. Il 14% degli italiani pronti a fare la loro parte






L’invecchiamento della popolazione e un budget sempre più risicato a disposizione del sistema sanitario nazionale impongono un ripensamento del concetto di sanità che ha trovato terreno fertile con l’attecchire del fenomeno della digitalizzazione.  ‘Connected Care’,o sanità integrata, la definisce Philips, per riferirsi ad un nuovo modo di intendere la salute all’interno di un processo che accompagna la persona per tutta la sua vita, spingendola e sostenendola nell’adottare uno stile di vita sano, ma anche nella cura della malattia e nel successivo reinserimento post cura (‘Health Continuum’), facendo riferimento a un tipo di sanità dove il sistema sanitario e il paziente collaborano mettendo a fattori comune i dati raccolti grazie alle macchine per arrivare ad effettuare diagnosi più precise e percorsi di cura personalizzati. Uno scenario dove il sistema apprende dai dati e migliora man mano la sua performance col fine di far star meglio le persone e rendere più sostenibile dal punto di vista economico il sistema sanitario.

Per testare se il cittadino è davvero pronto a rivoluzionare il suo approccio alla sanità Philips ha promosso un nuovo studio (Future Health Study 2016) in 13 diversi Paesi, che ha visto coinvolta anche l’Italia. Quello che emerge è un quadro dove sostanzialmente la popolazione è sempre più coinvolta in questioni riguardanti la sua salute ma dove permane ancora un gap a livello comunicativo che porta nel cittadino una certa sorta di sfiducia, che tuttavia non scoraggia il paziente dall’avvicinarsi ad un nuovo modo di intendere la sanità, dove lui è protagonista, si affida a dispositivi di autoanalisi ma dove il ruolo del medico è ancora importante.

Più in dettaglio la ricerca ha rilevato un bisogno all’accesso alle cure sempre più frequente e dove l’ospedalizzazione non riguarda più solo la popolazione anziana. L’esperienza sanitaria in generale è positiva anche se, come accennavamo, la fiducia nel sistema resta a livelli bassi a causa del gap di informazione e comunicazione che generano sfiducia nei cittadini.
L’individuo viene sempre più visto come il principale responsabile della buona salute (70%), anche se solo il 7% si ritiene in grado di avere gli strumenti e le capacità per farlo in maniera effettiva (45% abbastanza). E’ ancora forte, quindi, il bisogno di supporto che si esplica da un lato in un maggiore accesso alle cure sanitarie (44%), dall’altro nell’esigenza di consulenze e terapie personalizzate (44%) e della disponibilità di un maggior numero di informazioni sulla salute, l’alimentazione, l’esercizio fisico e così via (38%).

Ecco quindi che entra in gioco il concetto di sanità connessa che vede l’utilizzo sempre più massiccio di internet (l’85% utilizza il web per domande di carattere medico, mentre il 55% legge recensioni online) per lo sviluppo di capacità di autoanalisi, anche se in maniera ancora molto embrionale.

Quello che è certo è che i pazienti sono sempre più equipaggiati con strumenti tecnologici volti a monitorare i parametri della salute (il 45% ne possiede uno, con un tasso di utilizzo del 92%, soprattutto tra i giovani), anche se finora si tratta di un utilizzo ancora non propriamente maturo volto prevalentemente alla mera rilevazione di qualche parametro per raggiungere il benessere e la forma fisica.

Il 52% degli intervistati invece utilizza già la rete anche per comunicare con il professionista sanitario, semplicemente, al momento, scaricando app, ponendo domande online e ricevendo via mail ad esempio la ricetta medica o i risultati di qualche test. Se si chiede però al campione cosa si vorrebbe sul piano ideale le cose cambiano perché cresce anche il desiderio di inviare testi o immagini di carattere medico per email, ma anche la possibilità di partecipare ad un teleconsulto in video e di condividere i dati degli activity tracker.

La ricerca evidenzia infine come l’interesse nei confronti della sanità integrata sia fortissimo (76%, che diventa l’86% tra gli over 55). L’impatto atteso delle nuove tecnologie è molto forte e il 63% si aspetta un miglioramento in termini qualitativi, soprattutto tra gli anziani.

Ma gli italiani come vedono la Connected Care? Il 14% si dichiara pronto a fare la sua parte, a dimostrazione che c’è una comprensione di fondo degli strumenti che il nuovo concetto di sanità mette a disposizione, anche se chiaramente resta importante in ultima istanza che il medico deve ancora interpretare.