La rivoluzione digitale è di casa

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I retailer europei e italiani considerano ormai come “normalità” il processo di digital transformation. I risultati dell’ultima ricerca Fujitsu

I maggiori retailer europei, e anche quelli italiani, sono fortemente fiduciosi circa la capacità delle rispettive organizzazioni di sopravvivere alla rivoluzione digitale, tuttavia non senza forti cambiamenti e un focus sull’innovazione: è quanto rivela un recente studio commissionato da Fujitsu.

In tutta europa, i retailer concordano con i colleghi che operano nei settori finanziario, industriale e della pubblica amministrazione sul fatto che la rivoluzione sia ormai un dato di fatto per le aziende europee. In ogni settore gli executive hanno identificato la digitalizzazione come una tendenza che sta ridefinendo fondamentalmente il modo in cui le organizzazioni lavorano. La stessa percezione si registra anche tra il campione italiano intervistato.

Sebbene la maggior parte dei grandi retailer di oggi non siano stati “pensati” per l’era digitale, tutti concordano sulla necessità di sapersi innovare e adattarsi rapidamente al nuovo contesto se si vuole conservare la market share e affrontare competitor nativi digitali. Nonostante la portata di queste sfide, quasi tre quarti dei retailer intervistati in Europa hanno dichiarato di essere fiduciosi circa i vantaggi significativi che la digitalizzazione può portare con la co-creazione e la collaborazione strategica considerate vitali per il successo. Anche in Italia, i retailer hanno la consapevolezza che la rivoluzione digitale è in atto da tempo e che il loro settore ne è impattato in modo molto significativo (55%) grazie o a causa della pressione dei competitor (64%).

Il 40% dei retailer interpellati da Fujitsu – il campione totale era di 250 aziende – ritiene che entro il 2021 la propria organizzazione non avrà la forma attuale. Con riferimento al campione italiano, questo dato sale al 73%. Ma non c’è preoccupazione: a livello europeo, solo un terzo (33%) dei C-level nel settore retail si dice preoccupato per il futuro della propria azienda – il dato più basso tra tutti i settori analizzati. Gli italiani invece sono più positivi: il 36% del campione si dichiara non preoccupato e solo il 9% lo è.

Quasi tutti (il 97%) affermano che le loro aziende hanno già registrato l’impatto della rivoluzione digitale; il 98% degli intervistati in Europa e il 55% in Italia riconosce la necessità che le organizzazioni evolvano per poter avere successo in un mondo digitale. In linea con questa percezione, il 75% del campione totale (il 63% in Italia) è convinto che il settore retail sia destinato a cambiare radicalmente nell’arco dei prossimi cinque anni, tanto che il 54% del campione europeo e il 100% di quello italiano afferma di aver già adottato misure per affrontare la sfida di questa rivoluzione. In particolare, l’82% del campione italiano ha dichiarato di aver modificato la propria strategia di business, facendo importanti investimenti in tecnologia (73%), stringendo nuove partnership strategiche (46%) e sviluppando nuovi servizi e prodotti (46%).

Nonostante questo ottimismo, la trasformazione digitale presenta anche una serie di sfide per il settore retail. Quasi tre quarti (il 73%) della totatlità degli intervistati ritengono che le rispettive organizzazioni debbano innovare più velocemente per poter mantenere la propria rilevanza, identificando come fattori frenanti l’obsolescenza di tecnologie e infrastrutture (43% in Europa, 46% in Italia), l’assenza delle competenze e dei talenti necessari (31% in Europa, 36% in Italia) o semplicemente la complessità della sfida (32% in Europa, 36% in Italia).

In Europa, il 56% del campione (la quasi totatilità in Italia) concorda sul fatto che la rivoluzione digitale sia la sfida più importante affrontata dalla propria azienda. Circa la metà di essi (48% in Europa, 54% in Italia) sta rendendosi conto di come la crescente digitalizzazione stia rendendo difficoltosi i processi decisionali e di pianificazione business a lungo termine. Secondo il campione italiano, il cambiamento nella propria azienda è guidato dal team di C-level (46%) e sono i consumatori, secondo il 55% degli intervistati, che richiedono all’azienda questa evoluzione. Rispetto a due anni fa, i retailer italiani intervistati sembrano essere più fiduciosi e ritengono di aver preso delle decisioni corrette nel mettere la propria azienda nelle condizioni di poter affrontare la sfida della rivoluzione digitale (questo è vero per il 61% del campione). Per i retailer italiani intervistati, la digital disruption significa principalmente una trasformazione del modello di business e di revenue (55%).

Disporre di un piano chiaro e adottabile è considerato il fattore più importante per permettere ai retailer di avere successo in un mondo digitale (il 54%), mentre la maggioranza (il 74%) ritiene che la tecnologia sia cruciale per avere successo, tanto che il 64% del campione europeo e il 73% di quello italiano è convinto che la collaborazione con esperti di tecnologia sia essenziale per il loro successo, seguito dalla necessità di incrementare il budget destinato all’innovazione (64%).

Lo studio “Fit for Digital: Co-creation in the Age of Disruption” è stato realizzato nel settembre 2016 dalla società di ricerche Censuswide. Il sondaggio ha interessato 1180 responsabili decisionali dell’alto management di realtà di medie e grandi dimensioni nei settori della pubblica amministrazione, dei servizi finanziari, del retail e dell’industria; in particolare nel settore retail sono state intervistate 250 persone. Sono state condotte interviste negli Stati Uniti (210), nel Regno Unito (156), in Australia (152), in Germania (152), in Spagna (150), in Francia (150), in Italia (150), in Finlandia (30) e in Svezia (30)