TCO Storage: come ottimizzarlo?

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Come usare la leva del TCO per distinguere la storage ideale dalla “moda del momento”

Di Donato Ceccomancini, Italy Sales Manager di INFINIDAT

All’inizio della mia carriera ho avuto la fortuna di incontrare alcuni personaggi di spessore. Uno di questi ripeteva costantemente “Non puoi gestire ciò che non misuri…”

Queste parole mi sono rimaste impresse, mi hanno accompagnato nella mia professione e si sono rivelate particolarmente preziose quando mi sono trovato a valutare il Total Cost of Ownership (TCO) di una infrastruttura storage. La realtà è che il TCO non è facile da misurare in modo obiettivo: richiede rigore e uno schema di misurazione che permetta di valutare correttamente tutte le variabili che entrano in gioco in questa tipologia di analisi complesse.  Per considerare il reale TCO di una soluzione storage i responsabili IT dovrebbero prendere in considerazione questi 6 elementi fondamentali:

1. Costo – Valutare il costo in termini di prezzo complessivo (hardware/software/servizi) per TB utilizzabile, non per terabyte nominale, come invece viene proposto da alcuni vendor. Fortunatamente la maggior parte dei manager dello storage comprende le dinamiche che intercorrono tra prezzo, performance e capacità reale. Se un fornitore dichiara tassi di compressione molto elevati, quello che viene percepito è un miglior prezzo ma questo spesso comporta un degrado significativo delle performance. Inoltre non tutti i dati sono comprimibili allo stesso modo: per esempio se si è in presenza di dati criptati o file audio/video, non è pensabile ottenere tassi significativi di riduzione. 

2. Performance – Assicurarsi che le performance siano misurate in termini di latenza, throughput o banda e IOPS per workload reali di produzione e non dati sintetici (di laboratorio).

20170729_1723183. Capacità effettiva – Valutare sempre la capacità effettiva in termini di TB fisici utilizzabili e non di capacità raw, che lascia al cliente l’onere della stima dello spazio utile reale.

4. Ambiente – Tenere sempre conto dei costi operativi legati a consumi energetici, raffreddamento e spazio occupato. La costante crescita dei dati fa aumentare significativamente questi oneri. L’unico modo per tenerli sotto controllo è adottare soluzioni innovative che permettano di raggiungere un elevato grado di consolidamento e di efficienza.

5. Funzionalità – Determinare – e valorizzare all’interno del TCO – le funzionalità software licenziate e supportate dallo storage, quali ad esempio i tool di gestione attraverso GUI/CLI, snapshot, cloni, replica, capacity/performance monitoring, integrazione con terze parti (VMware), encryption, RESTful API e OpenStack.

6. Facilità di gestione – Non si deve essere sottovalutato il valore della semplicità, che può essere misurato quantitativamente in termini di numero di FTE richiesti per gestire lo storage.

Disporre di un framework di misurazione semplifica la valutazione del potenziale delle soluzioni storage più all’avanguardia e permette ai responsabili IT di bilanciare il desiderio di operare con le tecnologie più sofisticate con l’esigenza di proporsi come fattore abilitante per il business. Senza l’applicazione di un metodo di misurazione obiettivo e rigoroso come quello sopra descritto, la prima reazione potrebbe essere quella di cedere su qualcuno di questi aspetti pur di implementare le tecnologie sulla cresta dell’onda.

Ma le “mode del momento” spesso non sono sufficientemente mature e richiedono risorse qualificate e impegni finanziari elevati per mantenerle.