Modem: AIRES chiede libertà

735

“Le Telco smettano di imporre il proprio modem agli utenti, compromessa la neutralità di internet”

Quando si sottoscrive un contratto per l’acqua potabile, viene imposto l’acquisto di un rubinetto di proprietà della società fornitrice ? La Rai, Mediaset o La 7 impongono di comprare antenne, decoder o televisori di una sola marca per ricevere il Digitale Terrestre?

Se ci ragioniamo, tutto ciò sarebbe assurdo e inaccettabile.

Parlando di accesso a Internet, invece, la situazione è proprio questa: la quasi totalità delle società di telecomunicazioni impone al cliente l’acquisto di un modem venduto da loro stesse che ha spesso funzionalità limitate rispetto ad altre apparecchiature disponibili sul mercato.

Questo atteggiamento, non solo lede la libertà di scelta dei consumatori che non possono utilizzare per la loro connessione Internet il terminale che soddisfa meglio le loro esigenze di qualità e funzionalità, ma è anche foriero di una serie di altre pesanti conseguenze:

·        mina la concorrenza sul mercato;

·        non incentiva la spinta innovativa dei produttori di modem (che non sono interessati a sviluppare prodotti più performanti);

·        rende difficoltoso il cambio di gestore di rete;

·        crea problemi che riguardano la sicurezza e la protezione dei dati;

·        è contrario al principio di neutralità di rete, intesa come principio di accesso aperto e non discriminatorio.

Nella legge italiana è presente il diritto di connessione (indiretto) per le apparecchiature terminali di telecomunicazione: l'Art. 7(3) del Decreto Legislativo 9 maggio 2001, n. 269 asserisce che gli operatori di reti pubbliche di telecomunicazione non devono rifiutare di collegare apparecchiature terminali, qualora siano conformi ai requisiti fondamentali.

Dal 30 aprile 2016, in virtù dell’entrata in vigore di regolamenti dell’Unione Europea negli Stati membri, anche gli utenti finali italiani hanno il diritto esplicito di "utilizzare apparecchiature terminali di loro scelta" (cfr. articolo 3(1) dell’Ordinanza (UE) 2015/2120).

Tuttavia vi sono diverse ambiguità nel quadro normativo, che permettono ai gestori di ridefinire, in base alle proprie esigenze, il concetto di punto terminale di rete, che rappresenta il confine tra rete di telecomunicazione pubblica e rete domestica privata: infatti, l’assenza di definizione per il punto terminale di rete come "presa a muro" è la carenza normativa che può dare adito a evidenti forzature logiche.

“Anche dopo l’appello alla AGCOM reso noto nei giorni scorsi insieme ai colleghi della Associazione Europea VTKE, siamo fiduciosi nella sensibilità e nell’attenzione di AGCOM affinché definisca un quadro regolatorio chiaro, che assicuri il diritto di connessione –  commenta Davide Rossi, Direttore Generale e Consigliere della AIRES-Confcommercio -. Gli operatori non devono più imporre l’acquisto obbligatorio di un’apparecchiatura terminale se i prodotti venduti da altri operatori sono sviluppati secondo standard tecnici ampiamente utilizzati e largamente condivisi dai produttori. Ci sembra urgente la definizione di un quadro normativo che garantisca all’utente la piena libertà di scelta tra le diverse soluzioni presenti sul mercato, in relazione alle proprie specifiche esigenze.

Auspichiamo, infine, che i grandi media nazionali, nonostante il ruolo di importanti investitori pubblicitari ricoperto dagli operatori di telecomunicazione, si interessino all’argomento portando all’attenzione pubblica un tema così delicato e che interessa milioni di Italiani”.