Voglia di made in Italy

Questo mese Top Trade Informatica dedica particolare attenzione al mondo dell’Ict made in Italy. Un mondo per molti versi ancora poco conosciuto ma che in realtà è in grado di mettere sul piatto importanti casi di eccellenza capaci di offrire concreto valore aggiunto agli opertaori di canale

Nel mondo le persone chiedono il caffè italiano, vogliono mangiare e vestire italiano e vogliono spesso guidare macchine italiane… Il luogo comune (ma fino a un certo punto), recita più o meno così, più o meno da sempre. Il luogo comune (ma fino a un certo punto) vuole che il tema dell’innovazione a livello Ict sia invece, nella sostanza, appannaggio più o meno totale delle multinazionali a Stelle e Strisce e delle locomotive orientali. In tempi come questi, però, tra grandi incertezze e scenari fluttuanti capita anche che i luoghi comuni conoscano qualche interessante eccezione.

Capita allora di aggirarsi per i padiglioni della recente e fortunata edizione 2010 di Smau e scoprire che una certa voglia di Ict Made in Italy comincia, o ri-comincia, a farsi largo in un mercato ormai standardizzato sui soliti nomi, non solo sul software ma anche, e soprattutto, a livello di hardware e device innovativi. Una voglia che si è concretizzata nella presenza di numerose e interessanti start- up nell’area dei Percorsi dell’Innovazione della kermesse milanese e, addirittura, nella presenza, anche sotto il prestigioso cappello Microsoft, di realtà tutte italiane come Ergo, Si Computer, Ivs Multimedia, Kraun… Tutte realtà capaci di mettere sul piatto soluzioni di grande impatto a livello di design e di grande efficacia in tema di performance.

«Ultimamente – ha spiegato uno dei rivenditori che hanno testato il sorprendente tablet di casa Ergo – alcuni nomi storici del mercato Ict stanno un po’ lasciando a desiderare a livello di assistenza e prossimità. Per noi è fondamentale avere a che fare con fornitori capaci di affiancarci, supportarci e capire la nostra lingua».

Ancora e sempre l’inestimabile valore della prossimità, dunque, in un mercato geograficamente e biologicamente tutto particolare come l’Italia. Una prossimità che, unita a un’oggettiva validità tecnologica può dare vita a una serie di interessanti alternative ad alto valore aggiunto per gli operatori del canale. Nessuna illusione, ovviamente, gli equilibri sul campo sono sempre quelli, ma non si dice certo una bestemmia se si afferma che, anche a livello di start-up, mai come di questi tempi si fa sempre più forte un vento di vitalità e “gioventù” che soffia, manco a dirlo, da un settore come l’Ict.

Applicazioni per telefonini, Internet, software, hardware, servizi, da qualche tempo a questa parte si respira una fortissima voglia di innovazione e soprattutto di fare impresa. Idee, iniziative che sempre più spesso si stanno traducendo in successi commerciali e strumenti innovativi al servizio delle aziende.

«Siamo ancora su livelli bassi – ha confermato una voce autorevole come quella di Elserino Piol, capostipite dei venture capitalist italiani, in una recente intervista – se si pensa che nel 2009 sono stati investiti 98 milioni in 79 società… Non si può negare però che rispetto alla calma piatta di qualche anno fa c’è un venticello che si muove: nel 2005 le società erano 56 e i milioni non più di 30. Ora occorre un miglior coordinamento tra le tante iniziative di incubazione e promozione create dalle Università e dagli Enti locali». Insomma, l’Ict italiano c’è e sta battendo il colpo nel momento decisivo dell’anno; sarebbe bello se, a sostenere e a metter a fattor comune questi “sparsi” e quasi inattesi casi di eccellenza, il mondo delle Istituzioni facesse qualcosa di concreto, qualcosa di più. Al momento va registrata una presenza piuttosto debole della politica ad appuntamenti chiave come lo Smau e il recente Iab Forum (la fiera della comunicazione interattiva).

Marco Lorusso