Vaccini per l’infanzia: la “dis”informazione corre sul web

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Una ricerca dell’Health Web Observatory rivela i comportamenti delle persone in rete a seguito dell’obbligo vaccinale

È una ricerca condotta con il contributo incondizionato di Sanofi Pasteur dall’Health Web Observatory a evidenziare, ancora una volta, i comportamenti delle persone in rete nei tre mesi immediatamente successivi (1 agosto – 10 ottobre 2017) all’entrata in vigore del Decreto sull’obbligatorietà dei vaccini per l’infanzia.

Presentato ufficialmente a Roma nella sede della Fondazione Primoli (vedi foto) lo studio “I vaccini per l’infanzia sul web” ha evidenziato come la stragrande maggioranza dei genitori si informa sui vaccini grazie a Internet e ai social, soprattutto su Twitter e Facebook.

In tal senso appare chiaro che, l’obbligo vaccinale in Italia ha generato un dibattito che si è fortemente riversato anche in rete. È qui che il 44% dei genitori di bambini in età da vaccino ammette di aver cercato informazioni al momento della decisione.

Ma cosa accade quando persone interessate a un tema così delicato usano Internet e i social media per interagire, condividere contenuti ed esperienze, scambiarsi opinioni? E come influiscono Internet e i social sui processi decisionali?

Il ruolo della Rete, dei social media e degli influencer
La ricerca, effettuata attraverso parole chiave centrate sul tema, evidenzia la presenza di 39.500 menzioni in soli tre mesi, per una media di 556 menzioni al giorno, quasi il doppio della media giornaliera relativa ad altre patologie.

E il ruolo dei social media appare centrale: qui si concentrano il 60% delle menzioni, distribuite soprattutto su Twitter (31%) e Facebook (20%), a fronte del 40% relative a siti web. In questo 40% spicca una netta prevalenza dei siti di informazione di tipo generalista (85% delle menzioni), mentre ad altre fonti come i siti istituzionali sono riconducibili solo il 5% delle menzioni.

I protagonisti delle navigazioni sono soprattutto utenti di una fascia di età intermedia, presumibilmente genitori: il 30% ha un’età compresa tra i 45 e i 54 anni e il 23% tra i 35 i 44 anni. I soggetti più attivi sono cittadini comuni a cui fanno capo il 37% dei post generati, movimento no vax (31%) e stampa generalista (25%). Ma se si considera il potenziale pubblico totale raggiunto (186.857.845 persone nel periodo di rilevazione per circa 2.700.000 utenti al giorno) è la stampa generalista, in terza posizione per percentuale di post generati, ad avere un ruolo più rilevante perché può evidentemente contare sul pubblico potenziale più consistente.

Diminuisce passando da Nord a Sud la frequenza di ricerca del termine vaccino: è il Friuli Venezia Giulia la regione che su Google registra il maggior numero di ricerche, seguita da Valle D’Aosta, Marche, Lazio e Veneto. Il sentiment che emerge, ovvero l’analisi dell’opinione, è prevalentemente negativo (44% del totale delle menzioni) a fronte di un 40% neutrale e un 16% positivo. È importante tuttavia sottolineare che le menzioni più popolari nei due canali social più rilevanti – oltre 3milioni e 300mila utenti su Twitter e oltre 1 milione e 100mila su Facebook – risultano positive.

Fondamentale appare, poi, il ruolo degli influencer, dal momento che capacità di penetrazione e diffusione dei messaggi non appare necessariamente legata al volume di post generati: agli esperti è riconducibile solo l’1% del totale dei post generati sui due principali social, ma la loro capacità di diffusione raggiunge l’11% del totale (subito dopo la stampa generalista).

Nei meccanismi di circolazione delle informazioni in rete, infatti, ha un forte peso non solo l’ampiezza e l’intensità della loro diffusione, ma anche la componente interattiva, che spesso è maggiore nelle fonti non di tipo istituzionale, insieme a un meccanismo generale della comunicazione che cerca il rinforzo delle proprie opinioni e tende ad escludere quelle divergenti.

Comunicare i vaccini sui social: istruzioni per l’uso
Per far emergere le buone pratiche e promuovere una corretta informazione, Sanofi Pasteur va alla ricerca  delle campagne di eccellenza realizzate dagli operatori di sanità pubblica con il contest #PerchéSì.

Al progetto vincitore, valutato da una giuria composta dai rappresentanti del Calendario per la Vita ed esperti di comunicazione, verrà offerto un master intensivo in comunicazione vaccinale in una struttura italiana di eccellenza.

L’intento è sottolineare e comprendere l’importanza dei social network nella comunicazione scientifica, anche per chi fa ricerca e produce farmaci.
Da qui la volontà di trasmettere messaggi sempre più efficaci e trasparenti, in grado di contrastare il fenomeno dilagante delle fake news.

Al contest si affianca il primo hackathon dedicato alla comunicazione vaccinale in Italia. Un laboratorio di idee che vedrà la partecipazione degli studenti e futuri comunicatori medico-scientifici. Al team vincitore sarà offerto un viaggio-studio all’Institute of Interaction Design di Copenaghen. Informazioni e iscrizioni ancora aperte fino al 30 aprile sul sito www.laboratorioperchesi.it.

L’hackathon e la premiazione del contest si terranno al TAG di Milano – Talent Garden Calabiana mercoledì 20 e giovedì 21 giugno 2018.