Italiani e sanità digitale: nuova ricerca BNP Paribas Cardif e Eumetra

La tecnologia diventa uno strumento sempre più fondamentale in ambito sanitario ma non sostituirà la relazione con il medico. Come vivono la rivoluzione i cittadini e cosa cambia per le assicurazioni

Anche in ambito sanitario l’impatto con le nuove tecnologie c’è stato ed è stato abbastanza forte, anche se ci troviamo ancora in una fase di maturazione. Quello che è certo è che fattori come la crisi, l’allungamento della vita media  e così via hanno cambiato il nostro approccio alla salute, con un cittadino – paziente che vuole essere parte attiva in questo processo.

La tecnologia da un lato è intervenuta cambiando modelli di fruizione ed esigenze degli italiani, e dall’altra, lato servizi, proponendo un nuovo modo di fruire della prestazione sanitaria o vedendo l’impiego di tecnologie come il machine learning, l’intelligenza artificiale e l’utilizzo di robot in campo medico. Due mondi dove da un lato esiste il rischio di imbattersi in fake news, e dall’altro quello che è certo è che il ruolo del medico continuerà ad essere centrale.

Sono questi i principali temi emersi durante l’incontro “Salute 4.0. Curarsi nell’era digitale: generazioni a confronto”, dove nella suggestiva cornice del 27esimo piano del Palazzo Diamante a Milano, BNP Paribas Cardif, la compagnia assicurativa del Gruppo BPN Paribas, ha presentato i risultati di una nuova ricerca sviluppata in collaborazione con Eumetra MR, che nel mese di maggio 2018 ha condotto 1.011 interviste su un campione di persone maggiorenni con il metodo C.A.W.I. (Computer Aided Web Interviewing). La ricerca ha coinvolto sia uomini (52%) che donne (48%) appartenenti a tutte le fasce d’età, esclusa la fascia della popolazione più anziana (Gen Z – 13%, Millenials – 20%, Gen X – 47%, Baby Boomers – 19% e Senior – 1%).

I risultati della ricerca

Italiani e salute: ai primi sintomi si utilizza il web

La percezione della propria salute è ritenuta buona o ottima dall’84% degli italiani, ma solo la metà è convinta di avere una salute di ferro (soprattutto tra i giovani, mentre le donne sono le meno entusiaste al proposito). E’ del 39% invece la percentuale di italiani che nell’ultimo anno ha avuto problemi di salute e che si sono rivolti come primo step al medico di famiglia (57%), mentre solo l’8% ha cercato una cura sul web.

La situazione però cambia quando si analizzano i sintomi di una malattia: la stragrande maggioranza della popolazione (42%) si informa su internet per farsi un’idea del problema e solo in seconda battuta si rivolge al medico. Qui un dato stupisce: ad agire in questo modo non sono solo i giovanissimi, ma anche i Senior (over 65).

Attenzione alle fake news

Vista la quota non trascurabile di cittadini che consultano il web un problema importante è quello delle fake news.

Se infatti tra le fonti più attendibili relativamente alla sfera salute sono i medici/farmacisti (91%), solo il 36% considera sicuro il web e i social. L’89% degli intervistati è infatti consapevole che internet contenga tante inesattezze, ma il 75% non è preoccupato perché è convinto di saper distinguere tra fake news e vere notizie. A smentire in parte questo quadro però è la notizia che a livello generale sono ben 14,5 milioni gli italiani maggiorenni (29%) che hanno creduto almeno una volta a una fake news letta su internet, e i più giovani, a questo proposito, sono senza dubbio i più esposti.

Innovazione: dai servizi tecnologici all’intelligenza artificiale

Come abbiamo accennato, accanto all’utilizzo di tecnologia da parte di otto italiani su dieci per la cura del benessere e per tenersi in forma (app, internet, wearables) la rivoluzione tecnologia in ambito sanitario coinvolge anche la parte dei servizi.

Alla domanda se prenderebbero in considerazione alcuni servizi tecnologici se fossero disponibili tramite app gli italiani hanno segnalato il loro interesse e la loro apertura verso la cartella clinica elettronica e la rete di medici specialistici a disposizione in caso di necessità (che registrano un pari merito a quota 80%). Le app o strumenti per monitorare il proprio stato di salute sono indicati dal 76%, gli sconti per le cure attraverso una rete di medici specialisti o dentisti convenzionati dal 75%.

Un aspetto che suscita molto interesse e curiosità è senza dubbio l’intelligenza artificiale: nonostante la maggior parte degli italiani abbia sentito parlare di AI applicata alle pratiche mediche, l’84% non rinuncerebbe mai al rapporto umano con il medico. Per otto su dieci, infatti, la tecnologia deve supportare il medico aiutandolo a fare meglio il suo mestiere, non sostituirlo.

Una interessante testimonianza è quella di Giulia Veronesi, Responsabile della Sezione di Chirurgia Robotica di Humanitas, che nel suo intervento ha proprio sottolineato il fatto che se non è possibile rinunciare in ambito chirurgico ai robot in sala operatoria (che permettono interventi meno invasivi ed aumentano in maniera esponenziale la visibilità portando ad una chirurgia quasi su misura per il paziente e con l’obiettivo in un prossimo futuro di riunire in un mega cervello l’intelligenza dei maggiori esperti in una certa area, cui poter attingere durante, prima e dopo l’operazione), è pur vero che questi robot non sostituiscono l’intelligenza umana e la figura del medico, che resta centrale.

La tecnologia si sposa con la relazione

Sono molti ad immaginare la tecnologia come qualcosa che porta ad uno scenario depersonalizzato e freddo, ma il passo va proprio nella direzione opposta perché la tecnologia serve indubbiamente ma occorre mantenere vivo e anzi accrescere il rapporto di vicinanza con le persone.

“Quello che emerge dalla ricerca – spiega Fabrizio Fornezza, Presidente di Eumetra MR – è che la tecnologia si sposa anche con la relazione. Il bisogno non è solo di tecnologia ma di utilizzare questa tecnologia inserendola in processi, in sistemi di aiuto alla famiglia, all’individuo e così via, dove conta molto la relazione. Ad esempio, in ambito robotica, le persone si aspettano comunque chead agire sia ancora un medico e non solo un ‘robotdoc’ in sostituzione dello stesso. E la medesima cosa vale anche nei servizi di assistenza”.

Come cambia il ruolo delle assicurazioni

La parziale insoddisfazione dei cittadini italiani verso il SSN (servizio sanitario nazionale) dove pesano tempi di attesa (86%), costo del ticket (56%), strutture non adeguate (54%) e qualità del servizio (51%) hanno progressivamente stimolato l’interesse verso le Compagnie assicurative per proteggere la propria salute. Negli ultimi 12 mesi il 44% dei cittadini ha sottoscritto o rinnovato una polizza assicurativa sulla salute, mentre dall’altro lato ci sono due terzi degli intervistati che esprimono un interesse verso soluzioni di polizze innovative, che offrano, oltre alla copertura in caso di sinistro, anche servizi come la rete di medici convenzionati, gli sconti o le app per monitorare lo stato di salute.  

Afferma Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy, BNP Paribas Cardif: “Le assicurazioni stanno beneficiando più di altri settori delle nuove tecnologie. Innanzitutto supportando i medici nel processo diagnostico e quindi incentivando tutta la parte preventiva, spingendo le persone a non arrivare al punto di ammalarsi. L’assicurazione quindi svolge sempre più un ruolo proattivo e preventivo che accompagna il cittadino in questo nuovo approccio alla salute. In secondo luogo le assicurazioni, tramite la gestione dei Big Data, l’enorme mole di informazioni disponibili, possono tarare meglio il rischio e arrivare a prezzare i prodotti in maniera migliore”.

Le assicurazioni, quindi, si avviano a cambiare pelle, diventando proattive per promuovere il concetto di benessere e offrire servizi in ottica prevenzione.

Un’interessante iniziativa riguarda la creazione, all’interno di alcune filiali BNP Paribas (saranno 10 quelle che saranno inaugurate nelle prossime settimane) di veri e propri corner destinati alla salute, che consentono all’utente di intraprendere un percorso in step per un monitoraggio completamente self service di alcuni dei suoi parametri fisiologici (ad esempio peso, pressione ma c’è anche la possibilità di fare un elettrocardiogramma gratuitamente) con l’opzione di inviare i dati a un medico qualificato che potrà poi fare avere la refertazione al paziente.