Joachim Fisher, Channel Director di Vertiv in Europe, Middle East e Africa riflette sull’Edge Evolution

Joachim Fischer, direttore vendite canale EMEA
Joachim Fischer, direttore vendite canale EMEA

Di Joachim Fischer, Channel Director di Vertiv in Europe, Middle East e Africa

Non esageriamo dicendo che l’incertezza rimane una sorta di nuova moneta globale.
Cosa significa tutto questo per il settore dell’IT?

Quando riflettiamo sull’impatto che la pandemia ha avuto sul comparto ICT, dobbiamo riconoscere che il 2020 ha messo ulteriormente in evidenza quanto la digitalizzazione sia diventata centrale, nel business e nel nostro quotidiano. Cosa facevamo prima di Microsoft Teams, Zoom, WebEx e Skype? Ma soprattutto, quale ruolo potrebbe avere la digitalizzazione in futuro?

Secondo un’indagine condotta da IDC Buyer Poll, in cinque regioni europee e in cinque settori verticali l’impatto del COVID-19 sugli investimenti IT aziendali è stato positivo, un dato che viene ulteriormente confermato dal 50% degli intervistati da Collaboration Tech.

Dall’altro lato, vediamo la resilienza sotto forma di tecnologia innovativa. A marzo, IDC ha pubblicato la previsione su come sarà influenzata la spesa per l’ICT rispetto al PIL basandosi sulla misura della crescita anno su anno. Secondo queste stime, gli investimenti per l’ICT “Core” (l’ICT “Core” non include i nuovi dispositivi come IoT, robotica, realtà aumentata/virtuale e stampanti 3D) verranno colpiti in modo maggiore rispetto alla recessione globale del 2008; ma la spesa complessiva per l’ICT (che tiene conto anche delle tecnologie escluse dall’ICT “Core”) subirà una minor battuta d’arresto.

In questo contesto, stiamo assistendo a un’accelerazione di alcune tendenze chiave nel panorama degli acquisti IT, con particolare attenzione all’accelerazione verso l’Edge.

Notoriamente difficile da definire, l’Edge si distingue principalmente in tre diversi ambienti: le infrastrutture Legacy Edge, che sono i sistemi informatici di proprietà delle imprese che vengono spostati in ambienti di colocation (Colo) e cloud pubblico; le infrastrutture Geographic Edge, che supportano il flusso unidirezionale di dati provenienti principalmente dalle reti distribuite; le infrastrutture Dynamic Edge, che supportano il traffico bidirezionale dei dati e che sono nate con l’esplosione dei dispositivi IoT,.

L’Home Office è il nuovo Edge

Uno degli effetti legati alla pandemia è che, grazie allo smart working, l’abitazione è diventata una vera e propria nuova infrastruttura Edge. Considerando infatti il passaggio obbligato al lavoro a distanza, l’Edge sarà un’area in continuo miglioramento proprio grazie alle mutate condizioni di lavoro. In effetti, i maggiori investimenti effettuati nelle strutture IT dell’Edge, come ad esempio l’ampliamento delle reti di distribuzione, potrebbero aver contribuito in modo significativo a mitigare i problemi di latenza di banda che abbiamo riscontrato durante il lockdown.

Tre tipologie di infrastrutture Edge, tre opportunità di crescita

Le infrastrutture Legacy Edge offrono maggiore calcolo locale per il potenziamento delle applicazioni Legacy che non possono essere trasferite nel cloud. Le infrastrutture Geographic Edge invece, nelle città Tier 2 e 3 con popolazione di 20.000-100.000 abitanti, supportano flusso di dati e contenuti delle reti distribuite, che contribuiranno ad alleviare i colli di bottiglia quando migliaia di persone trasmetteranno video in streaming.

Le infrastrutture Dynamic Edge supportano il traffico bidirezionale dei dati a seguito dell’esplosione di nuovi dispositivi IoT principalmente nelle aree urbane. Questo richiederà l’incremento della capacità dei data center che saranno distribuiti più vicino agli utenti finali, molto probabilmente sotto forma di infrastrutture prefabbricate e modulari per ragioni di velocità e standardizzazione e, in molti casi, sarà necessaria la garanzia addizionale di un’affidabilità già testata direttamente in fabbrica.

Se questo è lo scenario, perché i clienti investono nelle infrastrutture Edge? Le aziende stanno investendo nella digitalizzazione per competere più efficacemente nei loro mercati, e gran parte di questa digitalizzazione deve avvenire sempre più vicino all’utente, al di fuori dello spazio “core” del data center.

Incrementare la scalabilità dell’Edge e investire nel ‘core’

Per confermare il valore delle opportunità ecco alcuni numeri: verso la fine dello scorso anno, Vertiv ha pubblicato il report Data Center 2025: Closer to the Edge, dal quale emerge che degli oltre 800 leader del settore intervistati da Vertiv, il 20% prevede un aumento del 400% dei siti Edge.

Sia nel core che nello spazio circostante, rileviamo le medesime sfide sui temi di scalabilità, velocità e complessità. Considerando l’implementazione delle infrastrutture Edge, quali sono le situazioni in cui i clienti richiedono un supporto? Un cliente con strutture IT multiple di siti Edge, ognuno di essi con un basso numero di rack, governa un business critico, dove è fondamentale la velocità di distribuzione attraverso più siti, per poter gestire la scalabilità senza pensieri e senza problemi. La fase di implementazione è importante, tuttavia ritengo che i veri fattori differenzianti siano la capacità di pre-personalizzazione e quella di fornire supporto locale sul campo.

Anche nelle infrastrutture core le opportunità sono molteplici. Secondo il report di 451 Research – Data Centre Knowledge Base del Q3 del 2019 – il Multi-Tenant Data Centre (MTDC) dovrebbe arrivare a superare i 200.000.000 mq operativi totali nel 2023 – il doppio rispetto a dieci anni fa.

Perché i clienti investono negli spazi adiacenti al core? Le ragioni sono molteplici: per sfruttare le economie di scala (immobili, infrastrutture, competenze), spesso fornite insieme alle infrastrutture di colocation; per ridurre i costi che occorrere sostenere per avere all’interno dell’azienda le necessarie competenze tecniche; per poter gestire architetture cloud ibride che spesso coprono un mix di sedi “on-premises” e “off-premises” per supportare al meglio gli utenti.

E anche nel core bisogna affrontare sfide di scalabilità, velocità e complessità. Il conteggio dei rack va da 10 fino a 1000 a seconda di quanto le location strategiche siano dense. Si consideri ad esempio il periodo di tempo necessario per implementare un importante roll out informatico che normalmente avviene durante il fine settimana.

I Partner del canale IT aiutano i clienti a vincere agevolmente queste sfide assicurando la massima esperienza e competenza sui vendor distribuiti. L’infrastruttura critica IT, per essere implementata con successo e dimostrarsi affidabile, richiede molto di più dei semplici componenti di rack, PDU, UPS, raffreddamento e gestione da remoto: ha bisogno di una flessibilità di approccio da parte dei fornitori che possono assicurare prodotti standardizzati ovunque, progettare soluzioni e offrire personale specializzato in ogni parte del territorio.

Riflettendo su dove siamo nel 2020, ciò che risulta chiaro è che gli investimenti nella digitalizzazione non sono affatto diminuiti. Negli ultimi mesi, la tecnologia e l’IT si sono distinte come la nuova spina dorsale della nostra società, mantenendo le persone connesse e le imprese costantemente in movimento. Anche se questa tendenza alla digitalizzazione non è nuova, siamo stati catapultati in avanti velocemente, dove tutto ciò che è digitale è ormai diventato essenziale. Le aziende e le istituzioni che vogliono affrontare l’opportunità digitale devono iniziare oggi a rivedere le loro infrastrutture critiche e l’Edge giocherà un ruolo di primo piano.