Pillole intelligenti: sarà boom?

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Frost & Sullivan stima che queste raggiungeranno un nuovo picco entro il 2018-2020. Sono i progressi tecnologici dei dispositivi minimamente invasivi e controllati a distanza a dare slancio al mercato

Pillole intelligenti: sarà boom? Sembrerebbe proprio di sì, secondo gli ultimi dati di Frost & Sullivan, presentati in una ricerca intitolata “Innovations in Smart Pills”. Mentre alcune loro applicazioni, come gli strumenti di imaging ed i sensori, sono state commercializzare con successo già da ora, altre, come la somministrazione di farmaci e la chirurgia devono ancora essere testate clinicamente. Dall’indagine emerge anche una preferenza per la commercializzazione ed una particolare attenzione per quanto riguarda le capsule endoscopiche wireless ed i sensori ingeribili per il monitoraggio delle condizioni interne.
La tendenza, dunque, è quella di indirizzarsi verso dispositivi minimamente invasivi e controllati a distanza per la diagnosi e la terapia. Le pillole intelligenti sono ampiamente usate anche per la diagnostica per immagini gastroinestinale, sostituendosi alle endoscopie invasive. Ma non finisce ancora qui. Per adesso siamo solo all’inzio perchè i progressi delle tecnologie che rendono possibile tutto ciò, come ad esempio le comunicazioni wireless, il monitoraggio remoto dei pazienti e la miniaturizzazione, amplieranno l’ambito di applicazione di queste pillole.

Trattandosi di un mercato nascente, è necessario creare fiduca tra le parti interessate, ossia pazienti, medici, ricercatori, investitori e agenzie di regolamentazione. Soluzioni quali partnership strategiche e di business, nonchè l’educazione scientifica e clinica, contribuiranno a conquistare la fiducia delle autorità di regolamentazione, degli investitori e degli utenti.
In aggiunta, è indispensabile che le aziende sfruttino i finanziamenti governativi a disposizione di università e piccole imprese, fattore particolarmente importante a causa della distribuzione non uniforme degli investimenti in capitale di rischio, che impedisce alle start-up di evolversi in aziende competitive.
Stringere partnership con laboratori che hanno accesso ai fondi per le scienze di base e applicate aiuterà ad assicurare un sostegno finanziario che può essere sfruttato per prodotti commerciali.

“Le aziende più piccole che non riescono a tradurre efficacemente una tecnologia in un prodotto commerciale possono anche valutare la possibilità di licenziarla ad aziende con soluzioni consolidate nel mercato, – suggerisce Bhargav Rajan, analista di Frost & Sullivan – . Nel frattempo, i nuovi operatori di mercato possono fare affidamento sugli incubatori tecnologici per facilitare la strada delle proprie tecnologie verso la commercializzazione”.
Inoltre, le aziende leader interessate a entrare in nuove regioni possono associarsi con le aziende locali produttrici di dispositivi medici e sfruttarne le competenze nonché le reti di marketing ben consolidate. L’Europa e i paesi emergenti in Asia orientale sono focolai di opportunità di investimento, in particolare per i nuovi operatori del mercato.