Retail, va ripensata la catena del valore

273

Un nuovo studio realizzato da Capgemini sottolinea la necessità di adottare modelli di business orientati al networking per assicurare una crescita sostenibile sul lungo termine






Ripensare la catena del valore è diventata una necessità vera e propria secondo il nuovo report realizzato da The Consumer Goods Forum (CGF) e Capgemini “Rethinking the Value Chain: New Realities in Collaborative Business”. In particolare, per assicurare una crescita nel lungo termine, diventa rilevante l’adozione di business model orientati al networking.

L’intero settore del Largo Consumo non dovrebbe più pensare alla catena del valore come ad un “viaggio”, dove i prodotti e le informazioni fluiscono in modo chiaro e sequenziale dal produttore, al distributore, al retailer ed, infine, al consumatore. Bensì dovrebbe pensare di ri-organizzarsi come un insieme di “reti” intorno al consumatore, offrendo una molteplicità di canali ed interfacce trasversali a tutti i processi a valore aggiunto ed alle singole aziende (siano esse di marca o retail). Il ruolo del consumatore sta inoltre diventando sempre più forte, potendo effettuare scelte che hanno un impatto diretto sulla catena del valore, costringendo tutto il settore a dare risposte concrete, al contrario di quanto è accaduto finora.

Il report evidenzia quindi come il settore abbia bisogno di cambiare radicalmente i modelli di collaborazione tra tutti gli stakeholder.
Le tre priorità principali, sulle quali il settore potrebbe collaborare e che possono portare positivi ritorni rispetto all’investimento sono individuate in queste aree:

Coinvolgimento del consumatore (Engagement). Prendere parte a un vero dialogo con i consumatori, sostenendo la loro fiducia verso il settore, che deve essere coerentemente responsabile dei loro dati, per aggiungere valore ai servizi forniti e per coinvolgerli efficacemente. Questo richiederà alle aziende di adottare chiari e comuni approcci al coinvolgimento dei consumatori.
Trasparenza. Tenere i consumatori informati sulla natura e la tracciabilità degli ingredienti, dei nutrienti e della provenienza dei prodotti – informando i clienti sui contenuti, la sicurezza, l’impatto sociale e ambientale dei prodotti e migliorando allo stesso tempo l’efficienza del settore. Ciò richiederà un cambio della collaborazione nella definizione dei dati dei prodotti a livello mondiale, nella loro qualità e condivisione, andando oltre la semplice tracciatura tecnica.
L’ultimo miglio della distribuzione. Bisogna riconsiderare l’idea che la distribuzione al punto vendita o al consumatore sia un’area dove le aziende agiscono indipendentemente, esplorando, invece, le opportunità di collaborazione per migliorare la velocità, l’efficienza e la soddisfazione del consumatore, riducendo l’impatto ambientale. Il nuovo modello dovrebbe prevedere una nuova forma di “network” partnership, per cogliere appieno queste opportunità, il settore avrà bisogno di investire in tecnologie flessibili, nell’interoperabilità dei nuovi processi ed in culture aziendali più aperte.