Personalizzazione: si o no?

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Personalizzazione e privacy sono, oggi, le due facce della stessa medaglia. Riuscire a trovare prima – e a mantenere poi – un equilibrio tra questi due elementi è fondamentale per la costruzione di un rapporto duraturo tra l’azienda e i propri clienti, che sia realmente basato sulla fedeltà e sulla fiducia






A cura di Roberto Montandon, Vice President Global Lead Strategy e Business Development, Customer Care, Xerox

Un numero sempre maggiore di persone si sta convincendo che l’utilizzo dei dati personali sia positivo, ma la disputa della personalizzazione contro la privacy infiamma il dibattito e, spesso, in alcune occasioni il livello di diffidenza è ancora elevato. Conoscendo il nostro centro di ricerca europeo e come gestisca un ingente quantità di dati e testi, devo ammettere che trovo tutto ciò molto affascinante.

Per questo sono rimasto piacevolmente sorpreso quando, dando uno sguardo ai risultati della recente ricerca dedicata allo stato del Customer Service condotta da Xerox, ho notato che quasi tre quarti dei consumatori intervistati si aspetta che i propri fornitori di hardware, soluzioni per le telecomunicazioni e media offrano un servizio personalizzato.

In generale, sembra che un numero sempre maggiore di persone si stia avvicinando all’idea che l’impiego dei dati personali sia un bene.

Io stesso sono molto in sintonia con il concetto di personalizzazione; mi piace che le mie app d conoscano le mie preferenze così da suggerirmi novità e che potrei apprezzare, così come mi innervosisco se il GPS del mio cellulare mi fa perdere.

Nonostante questo, però, ancora molte persone non vedono di buon occhio la personalizzazione. La ricerca evidenzia come ciò sia principalmente dovuto all’età, ma si possono osservare interessanti variazioni tra i Paesi e i settori analizzati.

Per esempio, alcuni intervistati hanno aspettative molto alte nei confronti dei loro operatori telefonici.

La trasparenza è la chiave per ottenere il consenso personale all’accesso ai dati.

Perché preoccuparsi?

Capisco i motivi per cui alcuni non amano l’idea che le aziende utilizzino i loro dati personali, ma penso anche che ciò abbia molto a che fare con la comunicazione – o con la sua mancanza. Le imprese devono fare di più quando si tratta di spiegare alle persone quali dati stanno raccogliendo e come intendono usarli. Sia per proteggerli, sia, ovviamente, per mostrare ai clienti quali saranno i benefici per loro.

Quali sono i benefici?

Ecco cosa vogliono sapere le persone. Se riescono a cogliere l’equilibrio esistente tra la condivisione dei dati e l’ottenimento del valore, i consumatori saranno molto più propensi a riconoscere i benefici che possono trarne.
Diciamo a un cliente di contattare un centro servizi per essere assistito a causa di un problema tecnico; se conosciamo già il suo livello di expertise, possiamo offrirgli una soluzione più semplice.
Questo è il tipo di personalizzazione che, sta già realizzando per conto di alcuni clienti. Se i consumatori sono supportati nel miglior modo possibile poiché considerati come individui, vedranno in questo un vantaggio per cui valga la pena condividere i dati personali.

Guadagnarsi la fiducia

Sembra che ci siano settori e aziende considerate più affidabili di altre in materia di protezione dei dati personali.
Le imprese che hanno guadagnato la fiducia dei propri clienti saranno ricompensate con l’accesso a una quantità maggiore di dati personali, trovandosi così in una posizione più competitiva sul mercato; le aziende che godono, invece, di minor fiducia, si ritroveranno nelle retrovie, cercando di recuperare.

Sono convinto che la ricerca di Xerox, che da sempre è in grado di individuare modelli nel comportamento dei propri clienti e di utilizzare gli insight generati per migliorare i processi di assistenza per i propri clienti e l’intera area di business, sarà una lettura stimolante e interessante per coloro che sperano di imparare a guadagnare la fiducia dei propri clienti.