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    Unified Communications: un mercato in crescita

    By Redazione Top Trade08/07/20264 Mins Read
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    Secondo Comtel il mercato delle Unified Communications varrà almeno 220 miliardi di dollari e dopo il 2030 crescerà fino a 900 miliardi

    unified-communications-collaboration

    Il mercato della Unified Communications (ossia l’insieme di applicativi voce, video, chat che gestisce le comunicazioni di aziende pubbliche e private, ospedali, ecc) è in crescita costante come dimostrano i dati: nel 2026 si stima che supererà i 220 miliardi di dollari, con proiezioni a inizio anni ’30 che oscillano tra i 700 ed i 900 miliardi in base alle diverse analisi. Un tasso di incremento, comunque, che certifica come questo asset non sia più un semplice “centralino” ma ha una rilevanza pari a infrastrutture digitali strategiche come la rete dati o un data center.

    Uno sviluppo molto rapido, dettato anche dal connubio vincente con le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale, come ha messo in risalto il Centro Studi Comtel (guidato dal Prof. Carlo Nardello e dall’Ing. Pietro Parente) nel nuovo white paper “Unified Communications 2026 & AI – Prospettive, Innovazione, Opportunità”.

    L’AI, difatti, non è più una funzione complementare ai servizi di comunicazione aziendale, ma è alla base, con un valore strutturale. Gli esempi di utilizzo già sono molteplici e tangibili: la trascrizione automatica è adottata da oltre il 55% delle organizzazioni; strumenti come Zoom AI Companion hanno ridotto del 30% il lavoro post-riunione; soluzioni di Customer Journey Analytics hanno abbattuto del 18% i tempi medi di gestione delle chiamate nei servizi finanziari. Un “facilitatore” che grazie all’algoritmo velocizza determinati processi, ridisegnando il lavoro umano verso attività a maggior valore aggiunto.

    Il mercato in questo particolare campo resta dominato da pochi ecosistemi globali — Microsoft, Cisco, Zoom, Google e RingCentral, ma il vero vantaggio competitivo non lo costruisce chi ha la piattaforma più grande, ma chi riesce ad adattarla, integrarla e presidiarla con competenze verticali e prossimità al contesto. È lo spazio in cui operano gli integratori europei specializzati, tra cui Comtel che, grazie all’acquisizione della divisione UC di NEC in area EMEA e il lancio della suite VOICE ha costruito una presenza industriale che copre Italia, Europa, Medio Oriente e Asia-Pacifico.

    E l’Italia come agisce in questo quadro? Dallo studio emerge che se da un lato è vero che il nostro Paese arriva tardi, con un parco di classici centralini ancora largamente diffuso nelle piccole e medie imprese, questo ritardo può rappresentare un’opportunità: saltare direttamente all’ultima generazione di tecnologia, grazie anche al PNRR. Ne è un esempio concreto la sanità, dove la unified communications abilita telemedicina e coordinamento clinico: qui il tasso di crescita atteso è il più alto tra tutti i settori, oltre il 28% l’anno. Stesso discorso vale per la pubblica amministrazione, chiamata a modernizzare sportelli e contact center.

    Un capitolo dello studio è poi dedicato al caso normativo europeo, con un quadro regolatorio unico al mondo. GDPR, NIS2, Data Act e AI Act rendono l’Europa uno degli ambienti più esigenti in termini di sicurezza, data residency, continuità operativa e uso responsabile dell’AI. La NIS2 ha esteso obblighi stringenti di cybersicurezza a circa 160.000 entità in 18 settori critici — dalle infrastrutture energetiche alla sanità, dai trasporti alla PA — rendendo le piattaforme di Unified Communications sistemi soggetti a requisiti di resilienza, cifratura e notifica degli incidenti. Rispetto ad altre aree geografiche, la normativa UE spinge verso soluzioni più sicure e più trasparenti nel trattamento dei dati conversazionali.

    “Grazie all’attività del nostro Centro Studi vogliamo fornire un quadro completo di come si stia evolvendo il mercato e di quali saranno le necessità per il futuro. Non ci limitiamo a descrivere quanto accade ma proponiamo soluzioni per anticipare le esigenze di business dei nostri clienti. Sviluppiamo prodotti che potranno adattarsi alle diverse esigenze degli utilizzatori, utili per piccole e grandi aziende, per realtà pubbliche e private. Mettiamo a fattor comune il nostro know-how, sempre aperti a collaborare con i principali player nazionali ed internazionali” dichiara il Presidente Comtel, Carlo Nardello.

    “Presidiamo numerosi mercati con le nostre soluzioni di Unified Communications, in grado di competere anche con big del settore, grazie alla capacità di adattarsi alle esigenze specifiche del singolo utilizzatore. Offriamo prodotti tailor made non solo a realtà di primissimo ordine in Italia, ma copriamo il resto d’Europa, il Medio Oriente e il mercato dell’Asia Pacifico, con la volontà di continuare ad espanderci” commenta Mattia Conti, Direttore Generale Comtel.

    “Stiamo vivendo una fase di evoluzione molto rapida ed è necessario non rimanere indietro. L’Italia sta recuperando terreno e crediamo che abbia tutte le potenzialità per non essere seconda a nessuno. Stiamo toccando con mano l’adattabilità di alcune soluzioni a settori che fino a poco tempo fa sembravano lontanissimi. Healthcare, finance, hotellerie, solo per fare degli esempi, stanno digitalizzando esponenzialmente i processi, efficientando servizi e produttività” afferma Pietro Parente, Responsabile del Centro Studi Comtel.

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