Con la direttiva NIS2 ormai recepita in Italia e l’attenzione crescente verso la resilienza delle infrastrutture critiche, le organizzazioni sono chiamate a considerare i sistemi di sicurezza connessi come parte integrante della propria strategia di gestione del rischio. Telecamere, sistemi di controllo accessi, piattaforme VMS e dispositivi audio oggi fanno infatti parte dell’infrastruttura digitale delle aziende e, come ogni altro asset connesso, devono essere protetti e monitorati.
La crescente convergenza tra sicurezza fisica e cybersecurity rende dunque questi sistemi sempre più rilevanti per la resilienza organizzativa, mentre l’evoluzione del quadro normativo europeo richiede alle organizzazioni di rafforzare la capacità di identificare i rischi, proteggere gli asset critici e prepararsi a gestire incidenti e interruzioni operative.
A partire da questa prospettiva, Axis Communications, azienda specializzata nelle soluzioni di sorveglianza video di rete, individua cinque aspetti chiave per aumentare la resilienza operativa dei sistemi di sicurezza connessi.
1. Comprendere il proprio perimetro di rischio
Il primo passo consiste nell’identificare quali siano gli asset, i processi e i servizi più rilevanti per l’organizzazione e comprendere in che modo il quadro normativo europeo si applichi al proprio settore e alla propria attività. Questo significa guardare oltre la sola infrastruttura IT e considerare anche i sistemi che contribuiscono alla sicurezza fisica e alla continuità operativa. Una corretta valutazione del rischio permette di stabilire quali risorse proteggere, con quale priorità e attraverso quali misure.
2. Mappare i sistemi di sicurezza connessi
Telecamere di rete, sistemi di controllo accessi, dispositivi audio e piattaforme VMS sono sempre più integrati nelle reti aziendali e nelle infrastrutture critiche. La loro interconnessione offre nuove possibilità per monitorare e proteggere persone, ambienti e asset, ma introduce ulteriori elementi da considerare nella gestione del rischio informatico. È quindi importante avere una visione completa dell’ecosistema: dispositivi presenti, modalità di comunicazione, dati gestiti, reti a cui sono collegati e dipendenze tra sistemi e sedi. Una mappatura accurata aiuta a individuare eventuali vulnerabilità e a definire le priorità di intervento.
3. Integrare cybersecurity e sicurezza fisica
La crescente convergenza tra mondo fisico e digitale rende sempre meno efficace una gestione separata della cybersecurity e della sicurezza fisica. Un attacco informatico può compromettere sistemi utilizzati per monitorare un’infrastruttura o gestirne gli accessi, mentre un evento fisico può ripercuotersi sull’operatività dei sistemi digitali. Rafforzare la resilienza significa quindi adottare una visione multilivello, nella quale tecnologia, persone e processi contribuiscano alla protezione dell’organizzazione. In questo percorso assumono un ruolo importante anche la formazione e la consapevolezza di operatori e utenti.
4. Adottare una strategia di protezione multilivello
L’analisi dei rischi deve tradursi in misure concrete. La protezione di un’infrastruttura non dovrebbe dipendere da un singolo sistema o tecnologia, ma prevedere diversi livelli di sicurezza, calibrati sulla natura degli asset e delle minacce. Videosorveglianza, analisi video, controllo accessi, radar, tecnologia termica e sistemi audio possono contribuire, insieme a procedure organizzative e misure di cybersecurity, a creare un’architettura di protezione articolata. L’obiettivo è costruire un sistema capace di prevenire e rilevare le minacce, supportando al contempo una risposta tempestiva e coordinata.
5. Prepararsi a reagire e a ripristinare le attività
La resilienza non consiste nell’impedire qualsiasi incidente, ma anche nel prepararsi a gestirne le conseguenze. Alle misure preventive devono quindi affiancarsi procedure per la rilevazione e gestione degli incidenti, la continuità operativa e il ripristino dei sistemi. È inoltre necessario considerare l’intero ecosistema in cui l’organizzazione opera, inclusa la supply chain: la sicurezza di un’infrastruttura dipende infatti anche dai fornitori, dalle tecnologie e dai servizi che ne fanno parte. La collaborazione tra i diversi attori della filiera diventa quindi cruciale per ridurre i rischi e garantire continuità nel tempo.
Dalla compliance alla resilienza
“Molte organizzazioni stanno affrontando la direttiva NIS2 principalmente dal punto di vista della cybersecurity, ma i sistemi di sicurezza connessi sono ormai parte integrante della resilienza operativa. Non considerare questi asset significa rischiare di avere una visione incompleta del proprio perimetro di rischio”, dichiara Simone Biancardi, Key Account Manager End Customer di Axis Communications. “È quindi fondamentale interpretare i requisiti normativi non come un mero adempimento burocratico, ma come un’opportunità strategica per ripensare la sicurezza aziendale in modo davvero integrato”.
Per supportare le organizzazioni nella comprensione dei nuovi requisiti e nella loro applicazione concreta, Axis Communications ha recentemente sviluppato un Resilience Hub dedicato a NIS2 e CER, che raccoglie contenuti e indicazioni pratiche per accompagnare le aziende nelle diverse fasi del percorso: dalla comprensione del quadro normativo alla pianificazione delle strategie di sicurezza, fino al rafforzamento della resilienza delle infrastrutture critiche. L’hub propone inoltre una visione integrata di cybersecurity, sicurezza fisica e continuità operativa, con risorse dedicate all’impatto delle normative sui sistemi di sicurezza connessi.
