Il workplace ibrido sta cambiando e, con esso, anche il modo in cui aziende e professionisti utilizzano gli strumenti di collaborazione. Se in passato qualità audio e videoconferenza erano soprattutto una questione di dotazione tecnologica, oggi diventano elementi che incidono direttamente sulla produttività, sull’inclusione e sulla capacità di sfruttare l’intelligenza artificiale. Jabra, azienda danese specializzata in soluzioni audio e video professionali per la collaborazione e il workplace, osserva in particolare un’evoluzione nel modo di interagire con la tecnologia: la voce assume un ruolo sempre più importante, mentre cuffie, microfoni e sistemi video diventano parte integrante della catena che alimenta trascrizioni, riepiloghi e assistenti AI.
In questo scenario si inserisce la nuova generazione Evolve3, progettata per accompagnare un lavoro sempre meno legato a una singola postazione e più distribuito tra ufficio, casa e altri luoghi. A questa proposta si affianca Jabra Plus, piattaforma per la gestione centralizzata dei dispositivi, mentre sul fronte delle sale riunioni la famiglia PanaCast punta su un approccio modulare, pensato per adattarsi alle diverse dimensioni e configurazioni degli spazi senza richiedere necessariamente la sostituzione dell’infrastruttura esistente.
Ma la trasformazione non riguarda soltanto l’offerta tecnologica. Per il canale, l’evoluzione del workplace apre nuove possibilità che vanno oltre la vendita del singolo dispositivo: dalla progettazione e implementazione delle sale alla gestione remota, fino ai servizi a valore aggiunto. La fine della produzione di Evolve2 75 e 85 e l’avvicinarsi dei nuovi requisiti europei sulle batterie rappresentano inoltre, secondo Jabra, un’opportunità di upgrade per i reseller, mentre l’approccio modulare alle soluzioni video può consentire ai system integrator di costruire deployment replicabili e servizi continuativi.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Vitali, Distribution Manager Italy di Jabra, per capire come stanno cambiando le esigenze delle aziende italiane, quale ruolo assume l’audio nell’era dell’AI e, soprattutto, quali opportunità si stanno aprendo per il canale ICT.
Negli ultimi anni il lavoro ibrido è diventato la normalità per molte aziende, ma allo stesso tempo sono cambiate anche le aspettative degli utenti. Come si stanno evolvendo oggi le esigenze dei professionisti in termini di audio e collaborazione e quali trend state osservando dal mercato italiano?
“Negli ultimi anni abbiamo osservato uno spostamento chiaro: la conversazione non riguarda più dove le persone lavorano, ma come la collaborazione può essere supportata in modo più efficace.
I nostri dati ci dicono che i lavoratori trascorrono in media 8 ore a settimana in riunione, l’equivalente di due mesi e mezzo all’anno, e il 58% di quel tempo è considerato inutile (fonte: Jabra, studio “Cost of Bad Meetings”). Ma il dato che colpisce di più è quello umano: la metà dei lavoratori da remoto si sente regolarmente ignorata, interrotta o esclusa durante le riunioni. E chi partecipa da stanze attrezzate con un solo laptop ha il 40% di probabilità in più di sentirsi escluso rispetto a chi ha sistemi dedicati. L’isolamento è una conseguenza diretta della tecnologia insufficiente.
Il secondo trend è più strutturale: il modo in cui le persone interagiscono con la tecnologia sta cambiando radicalmente. La voce sta diventando il principale punto di contatto con gli strumenti di intelligenza artificiale, ed è 3 volte più veloce della tastiera. Questo significa che la qualità del microfono non è più solo una questione di chiarezza in chiamata: è la qualità del dato che alimenta l’intera catena di produttività AI.
La soluzione richiede una tecnologia integrata: cuffie professionali che garantiscono massima chiarezza in ogni interazione vocale (sia con colleghi che con agenti AI), e soluzioni video che abilitano una collaborazione inclusiva e intelligente negli spazi riunione”.
In questo scenario, qual è l’approccio di Jabra? Oltre alla qualità dell’hardware, quali sono gli elementi che oggi ritenete determinanti per offrire un’esperienza realmente efficace, sia per gli utenti sia per i reparti IT chiamati a gestire questi dispositivi?
“Per Jabra, il punto di partenza è semplice: la tecnologia deve ridurre il carico cognitivo delle persone, non aumentarlo. In un contesto lavorativo sempre più frammentato e ibrido, questo si traduce in soluzioni progettate per essere intuitive, immediatamente operative e adatte ai diversi modi di lavorare.
Questo vale tanto per l’utente finale — che ha bisogno di un dispositivo che funzioni senza attriti, ovunque si trovi — quanto per il reparto IT. I reparti IT si trovano ancora a fare i conti con ore settimanali di supporto reattivo. Jabra Plus, la nostra piattaforma di device management, riduce questo carico di lavoro permettendo aggiornamenti firmware da remoto, gestione centralizzata multi-sede e sicurezza enterprise-grade.
L’altro elemento che considero determinante è la longevità dell’investimento. Le aziende non vogliono fare i conti con hardware obsoleto dopo due anni. Evolve3 è progettato per durare: è già conforme al regolamento europeo sulle batterie rimovibili e sostituibili, supporta Bluetooth Low Energy, ed è aggiornabile via software. Chi acquista oggi acquista per il prossimo ciclo tecnologico”.
La nuova gamma Evolve3 rappresenta l’ultima evoluzione della vostra offerta di cuffie professionali. Quali sono le principali innovazioni introdotte e quali esigenze specifiche di aziende e professionisti avete voluto soddisfare con questa nuova famiglia di prodotti?
“Evolve3 nasce da una domanda precisa: cosa serve davvero a un lavoratore moderno?
Il 78% dei lavoratori opera regolarmente da più location. Una cuffia progettata per la scrivania fissa non è più sufficiente. La gamma Evolve3 è pensata per garantire chiarezza e concentrazione ovunque il lavoro accada, dall’ufficio al coffee shop, dalla sala riunioni all’aeroporto.
Il 46% usa ancora cuffie consumer come dispositivo principale di lavoro. Evolve3 rompe questo schema con design più leggeri, sottili e gradevoli da indossare. Performance professionali in un dispositivo che le persone vogliono davvero usare.
8 lavoratori su 10 interagiscono già con l’IA tramite la voce. Jabra ClearVoice™, una tecnologia addestrata su 60 milioni di esempi di parlato reale, cattura oltre il 99% delle parole in open office, garantendo che trascrizioni, riassunti e comandi vocali funzionino al primo tentativo”.
Un tema sempre più centrale è quello della produttività supportata dall’intelligenza artificiale, sia nelle piattaforme di collaboration sia nei dispositivi stessi. In che modo la serie Evolve3 è stata progettata per valorizzare le nuove funzionalità AI e migliorare l’esperienza quotidiana degli utenti?
“L’intelligenza artificiale è al centro della trasformazione del lavoro, ma il suo impatto reale dipende dalla qualità dell’input che riceve. Se il microfono non cattura bene la voce, la trascrizione automatica è imprecisa, i riepiloghi di riunione sono inaffidabili, e l’interazione vocale con gli assistenti IA diventa frustrante.
Questo è il paradosso che stiamo osservando: il 96% dei dirigenti è convinto che l’IA aumenterà la produttività, ma il 77% dei dipendenti percepisce che questa tecnologia sta aumentando il loro carico di lavoro (fonte: Upwork Research Insitute). Il problema non è l’IA in sé, è che spesso gli strumenti audio con cui si interagisce non sono all’altezza.
Con oltre il 99% di accuratezza in open office, Evolve3 garantisce che la tecnologia scompaia e che l’utente possa concentrarsi sul lavoro. È la premessa tecnica perché ogni altro strumento AI funzioni al meglio”.
Accanto alla componente audio, Jabra continua a investire nella videoconferenza professionale con la famiglia PanaCast. Come si sta evolvendo questa proposta e quali sono oggi gli elementi distintivi della vostra piattaforma video rispetto alle esigenze delle moderne sale riunioni e degli spazi di collaborazione?
“La sfida che vediamo nella maggior parte delle aziende italiane non è la mancanza di tecnologia per le sale riunioni, ma è la sua frammentazione. Stanze diverse con setup diversi, vendor diversi, portali di gestione diversi. Gli utenti perdono tempo a risolvere problemi invece di collaborare, e i team IT gestiscono un ecosistema difficile da standardizzare.
La risposta di Jabra è un portfolio modulare che copre ogni tipo di spazio, dalle huddle room per 2 persone alle boardroom per 22. Il principio guida è Start Simple, Scale Smart: le organizzazioni partono dalla configurazione base e aggiungono componenti modulari (camere aggiuntive con AI tracking, speaker expander, pannelli di controllo) man mano che le esigenze crescono, senza sostituire l’infrastruttura esistente”.
Guardando al canale, quali opportunità si aprono per distributori, reseller e system integrator grazie all’evoluzione dell’offerta Jabra? Quali strumenti e iniziative mettete a disposizione dei partner per accompagnare le aziende nella realizzazione di ambienti di lavoro sempre più intelligenti e orientati alla collaborazione?
“Sul fronte audio, la fine della produzione di Evolve2 75 e 85 ad agosto 2026 e l’avvicinarsi dell’EU BAR (il nuovo regolamento europeo sulle batterie) creano un’ondata di upgrade che i reseller possono cavalcare con una gamma ben differenziata per ogni profilo cliente, dall’utente da scrivania al professionista ibrido più esigente.
Sul fronte video, il modello modulare di Jabra è costruito per valorizzare il lavoro dei system integrator: deployment replicabili, meno SKU da gestire, e la possibilità di costruire servizi a valore aggiunto, come progettazione, installazione e gestione remota continuativa, con margini più solidi rispetto alla sola vendita hardware.
A supporto dei partner mettiamo a disposizione il nostro team sales per supportare i clienti con valutazioni pre-sales ed eventuali demo, per far toccare con mano l’esperienza Jabra. Inoltre stiamo finalizzando un nuovo programma di deal registration dedicato al canale per permettere di gestire le opportunità strategiche al meglio. L’obiettivo è costruire relazioni di canale a lungo termine: non transazioni singole, ma una crescita condivisa sul mercato”.
