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    Supply chain, più stabilità ma costi in crescita

    By Redazione Top Trade14/10/20265 Mins Read
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    Supply chain più resilienti per le aziende italiane, ma energia, componenti e tensioni geopolitiche frenano le prospettive

    Reichelt infografica-supply chain

    Meno fermi di produzione e un impatto ridotto dei colli di bottiglia: oggi le aziende italiane sono più preparate ad affrontare la volatilità delle catene di approvvigionamento rispetto a qualche anno fa. È quanto emerge dalla nuova edizione dell’annuale Supply Chain Report di reichelt elektronik, che ha coinvolto 250 aziende industriali in Italia.

    Lo studio mostra tuttavia che, nonostante una maggiore stabilità delle catene di approvvigionamento, le prospettive restano condizionate dalle pressioni economiche e dalle tensioni geopolitiche.

    Meno tempi di fermo, ma le prospettive restano incerte

    Oggi le aziende sono più preparate ad affrontare le interruzioni delle forniture. Ad esempio, è appena il 15% a dichiarare di aver subito un impatto significativo a causa delle strozzature nelle catene di approvvigionamento, rispetto al 28% del 2025. Ciò risulta particolarmente evidente in termini di tempi di fermo: tre anni fa, macchinari e attività rimanevano fermi in media per 26 giorni; nel 2026, questa cifra è scesa ad appena 11 giorni. Inoltre, circa due aziende su cinque (39%) non hanno subito alcun fermo. Nell’anno precedente, ciò valeva solo per il 21%.

    Ciononostante, le aziende italiane guardano al futuro con pessimismo. Oltre la metà (55%) degli intervistati ha dichiarato di non aspettarsi cambiamenti nella situazione delle forniture nei prossimi mesi.

    A pesare sulle prospettive sono anche i conflitti che stanno avendo un impatto negativo sul commercio globale.

    La guerra tra Iran e Stati Uniti rappresenta la principale preoccupazione per le aziende: il 76% si aspetta ulteriori effetti negativi, seguito da vicino dalla guerra in corso della Russia contro l’Ucraina, con il 69%. Molte aziende (54%) considerano inoltre sempre più preoccupanti i conflitti commerciali tra UE e Cina.

    Gli aumenti dei prezzi e i costi energetici dominano la quotidianità

    Nonostante catene di approvvigionamento più stabili, le aziende si trovano ad affrontare una crescente pressione economica. Gli aumenti dei prezzi dei componenti critici rappresentano un forte onere per il 76% degli intervistati.

    Rispetto al 74% dello scorso anno, questa percentuale si è quindi mantenuta costantemente elevata. Ancora più sentita la criticità legata agli alti prezzi dell’energia, indicati dal 77%, una percentuale aumentata di 9 punti rispetto al 2025. Anche l’aumento dei costi di trasporto (75%) figura tra le principali sfide, mentre è scesa la percentuale relativa alla carenza di materie prime (54%) che nel 2025 si attestava al 60%.

    Le preoccupazioni si riflettono anche nella valutazione delle aziende in merito a ciò che considerano la maggiore minaccia per il proprio modello di business. Al primo posto, con il 39%, figurano gli elevati costi strutturali legati al “fare impresa” rispetto al contesto internazionale, che comprendono i costi dell’energia e del lavoro, nonché gli affitti. Seguono l’eccessiva dipendenza dalle importazioni di componenti critici come i semiconduttori (30%), gli ostacoli burocratici all’interno dell’UE (29%) e la dipendenza dalle materie prime provenienti dalla Cina (28%).

    I semiconduttori rimangono critici; aumentano le difficoltà per i pezzi di ricambio

    La situazione relativa all’approvvigionamento dei componenti critici varia da componente a componente. Come lo scorso anno, i semiconduttori rimangono i più colpiti dalle carenze (46% nel 2026 rispetto al 31% nel 2025).

    La situazione è peggiorata per quanto concerne i pezzi di ricambio destinati ad attrezzature e macchinari. In questo caso, la percentuale di aziende interessate dalla criticità è salita dal 26% dell’anno precedente all’attuale 32%. La percentuale è invece diminuita dal 24% al 18% per la voce “cavi e tubi flessibili”; lo stesso dicasi per l’approvvigionamento di server, sistemi NAS e apparecchiature di rete che sembra essere diventato leggermente più semplice. Il 10% delle aziende ha dichiarato infatti di aver riscontrato problemi di approvvigionamento, rispetto ad un 12% del 2025.

    Automazione e AI a supporto di supply chain più resilienti

    Per organizzare le proprie supply chain in modo più efficiente, le aziende ricorrono sempre più all’automazione e all’AI. Il 55% ha dichiarato di utilizzare sistemi automatizzati, ad esempio nella gestione dell’inventario, come per la ricezione e la spedizione delle merci, o per il riordino automatico. Il 36%, invece, si affida a sistemi di business intelligence, ad esempio per la pianificazione intelligente e le previsioni relative alla catena di fornitura mentre il 18% utilizza robot o veicoli a guida autonoma nella logistica.

    I sistemi di AI agentica per il processo decisionale automatizzato sono ora utilizzati anche dal 31% delle aziende. Il 46% delle aziende individua potenziali applicazioni per questi sistemi nell’ottimizzazione delle scorte e nella gestione del magazzino. Segue, con il 30%, il rilevamento automatico di errori o emergenze e supporto nella loro risoluzione.

    Non si intravede alcun sollievo economico

    “I risultati dell’ultimo Supply Chain Report mostrano che le aziende italiane hanno imparato dall’esperienza degli ultimi anni e reso le proprie catene di approvvigionamento più resilienti”, afferma Christian Reinwald, Head of Product Management & Marketing di reichelt elektronik. “Tuttavia, l’aumento dei costi dell’energia e dei componenti critici, così come i conflitti geopolitici, stanno spostando la pressione dalla capacità di approvvigionamento al contesto economico. È quindi fondamentale per le aziende strutturare le proprie catene di approvvigionamento in modo che siano non solo stabili, ma anche economicamente sostenibili e flessibili”.

     

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