Più a lungo i colloqui di pace tra Iran e Stati Uniti rimangono senza esito e il blocco dello Stretto di Hormuz continua, più il commercio globale diventa instabile. Non è solo l’aumento dei prezzi del petrolio a destare preoccupazione tra le aziende di tutto il mondo. Quanto più a lungo la situazione sarà caratterizzata dall’incertezza, tanto maggiore sarà l’impatto dei colli di bottiglia in altri ambiti, come materie prime critiche, tra cui gas nobili e terre rare. A gestirne le conseguenze sono distributori, acquirenti e fornitori di servizi logistici, che stanno facendo tutto il possibile per mantenere operative le supply chain globali. Christian Reinwald, Head of Product Management & Marketing di reichelt elektronik, spiega quali settori stanno affrontando carenze e come gli acquirenti possono reagire di fronte al conflitto in corso.
Impatto sull’economia
Come evidenziato da diverse analisi economiche le imprese italiane continuano a essere fortemente esposte alle tensioni geopolitiche e alle difficoltà nelle catene di approvvigionamento. Le cause includono non solo l’aumento dei costi energetici, ma anche le restrizioni sulle rotte di trasporto, l’aumento dei costi di spedizione e le difficoltà di consegna per semilavorati e materie prime. I settori energetico, agricolo e chimico sono attualmente i più colpiti. Ma vi sono motivi di preoccupazione anche nell’industria elettronica: in particolare, risultano bloccate le rotte commerciali di materie prime come zolfo, elio o tungsteno, che provengono dalla regione o vengono trasportate via mare attraverso il Golfo Persico.
A causa dell’aumento dei prezzi della benzina, l’interesse per i veicoli elettrici sta crescendo particolarmente. Lo zolfo è essenziale per la produzione delle batterie, d’altro canto, e il 50% del trasporto marittimo globale di zolfo passa oggi attraverso il Golfo Persico. Se la catena di approvvigionamento dovesse interrompersi in questo punto, quindi, le ripercussioni sulla produzione di veicoli elettrici in Europa e nel mondo potrebbero essere gravi. È particolarmente preoccupante il fatto che le scorte siano destinate a durare solo circa sei settimane.
E se le supply chain rimarranno interrotte nel lungo periodo?
Alcune conseguenze delle attuali interruzioni diventeranno evidenti solo nel prossimo futuro. Se già oggi le macchine restano ferme nelle fabbriche asiatiche a causa della carenza di petrolio, alcune settimane più tardi diverrà critica la carenza di alluminio nell’industria automobilistica europea.
Particolare attenzione è rivolta alla materia prima elio. Questo gas nobile viene utilizzato per raffreddare impianti di produzione ad alta precisione ed è quindi essenziale per la produzione di semiconduttori. Il Medio Oriente rappresenta un terzo della produzione globale di elio. Già nel 2022, difficoltà di approvvigionamento – tra cui una significativa e prolungata interruzione della produzione in uno stabilimento russo, aggravata dalle sanzioni durante la guerra in Ucraina – avevano portato a una carenza critica per i produttori sudcoreani. Fino ad allora, questi produttori si erano affidati a pochi grandi fornitori; ad esempio, più della metà del loro elio proveniva dagli Stati del Golfo.
Dal 2022, essi hanno adottato una strategia di diversificazione, ampliando la base di approvvigionamento. Hanno inoltre aumentato i livelli di scorte. Molti clienti dispongono oggi, infatti, di riserve sufficienti per diverse settimane o addirittura mesi.
Accaparramento sconsigliato
Attualmente non si registrano problemi seri di approvvigionamento, ma i primi segnali di acquisti dettati dal panico stanno già generando incertezza e facendo aumentare i prezzi.
Tuttavia, sono molti gli elementi che indicano come l’economia globale possa reggere bene questa crisi: i flussi commerciali più ampi rimangono in gran parte intatti. Le conseguenze saranno significativamente più contenute rispetto, ad esempio, ai lockdown per il COVID-19 in Cina. Inoltre, le aziende hanno imparato dalle crisi passate e oggi sono meglio preparate ad affrontarle.
Se guardiamo all’Italia, i dati del Supply Chain Report 2025 di reichelt ci danno conferma di tale tendenza: la metà delle aziende (50%) aveva già diversificato la propria supply chain, mentre il 43% si affidava a fornitori più locali per ridurre la dipendenza dalle filiere globali. Allo stesso tempo, il 74% delle imprese segnalava un aumento dei prezzi dei componenti critici, evidenziando come la pressione sui costi rappresentasse una sfida ancora più rilevante rispetto ai colli di bottiglia nelle forniture.
Trovare un equilibrio: gestione del rischio a breve e lungo termine
Le aziende oggi sono meglio preparate alle crisi, ma queste si verificano con maggiore frequenza e hanno conseguenze più gravi a causa dell’interconnessione globale. Dalla pandemia di coronavirus le aziende si trovano essenzialmente in uno stato di crisi permanente. In alcuni casi, la resilienza e le riserve delle aziende si stanno esaurendo.
Una sfida particolare consiste nel prepararsi a crisi previste mentre il business prosegue normalmente. Le pressioni sui costi spesso impediscono alle aziende di investire nella diversificazione o nell’espansione dei sistemi di resilienza. Allo stesso tempo, le tensioni geopolitiche continuano a rappresentare un fattore di rischio significativo per le aziende, che devono operare in un contesto economico sempre più complesso e incerto.
Conclusione: imparare dalle crisi
La gestione proattiva del rischio diventerà sempre più importante e solo grazie ad essa le aziende potranno gestire e superare le tensioni nei periodi di crisi.
Ciò include non solo l’identificazione di fornitori alternativi e un’attenta azione di aumento delle scorte, ma anche lo sviluppo graduale di processi produttivi flessibili.
La dipendenza dall’elio descritta sopra è solo un esempio. Dipendenze simili esistono per le terre rare, il litio e altre materie prime. Nel lungo periodo, è quindi consigliabile anche potenziare le capacità di riciclo, in modo da recuperare, dopo lo smaltimento, materie prime particolarmente richieste e reintegrarle in nuovi cicli di vita dei prodotti. Anche la ricerca su materiali alternativi e una diversificazione ancora più ampia – ad esempio attraverso nuovi partner commerciali in diverse regioni – renderanno le aziende più resilienti alle crisi nel lungo termine.
