Winter School 2019: come fare fronte all’aumento dei pazienti cronici?

Secondo Rossana Boldi, vicepresidente della XII Commissione Affari sociali della Camera “nelle due ultime leggi di bilancio sono stati stanziati i fondi necessari, fondamentale è decidere come ripartirli e soprattutto snellire e ridurre l’orario di lavoro dei ‘caregiver’ familiari”

Occhi puntati sul paziente cronico, vero nodo da risolvere per far fronte alle nuove richieste di salute della popolazione italiana, durante la Winter School 2019 “Gestire il cambiamento, le soluzioni possibili” che si  è svolta a Milano, nel corso della quale gli esperti hanno individuato una serie di soluzioni  possibili per invertire la rotta imposta dall’invecchiamento della popolazione.

L’evento giunto alla sua terza edizione è ancora una volta organizzato da Motore Sanità con il patrocinio della Regione Lombardia e il patrocinio della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Il convegno ha riunito tutti i principali attori del SSN, del mondo farmaceutico e della farmaceutica per un focus di riflessione e discussione ponendo il paziente cronico ed il suo benessere al centro del confronto, senza però dimenticare le difficoltà economiche che ogni giorno medici e dirigenti devono affrontare negli ospedali italiani.

Un fattore quello della cronicità che influisce sempre di più sulla vita degli italiani e di conseguenza sul SSN. Infatti, secondo le ultime stime ISTAT (che riguardano il 2017) il 39,1% degli italiani ha dichiarato di soffrire di una malattia cronica, presentando un aumento di quasi un punto percentuale rispetto al 2015. Secondo la ricerca Istat le malattie croniche più diffuse sono l’ipertensione (17,4%), l’artrosi (15,9%), le malattie allergiche (10,7%), l’osteoporosi (7,6%), la bronchite cronica (5,8%) e il diabete (5,3%). Dati in crescita rispetto al passato, anche a causa del progressivo invecchiamento generale della popolazione, che rappresentano una nuova sfida a tutto tondo per gli attori che concorrono alla salute del paziente.

“L’invecchiamento della popolazione ci spinge a trovare a qualsiasi costo il modo di gestire questa situazione – interviene Rossana Boldi, vicepresidente XII Commissione (affari sociali), Camera dei deputati – e il piano nazionale della cronicità cerca di dare gli strumenti per rendere omogeneo il trattamento dei malati cronici e per dare delle indicazioni un po’ a tutti su quello che si deve fare. Però quando si parla di cronicità non si parla solo di attori sanitari, bisogna anche mettere in risalto il lavoro svolto dai care giver informali – sottolinea l’onorevole – che nell’ombra sostengono i malati, li coinvolgono nel percorso di cura e ne migliorano la vita. E’ stato stimato che se si volesse retribuire queste figure, quasi sempre dei familiari e quasi sempre donne, si dovrebbero stanziare qualche decina di miliardi di euro. E’ importante puntare i riflettori su queste figure, per le quali già nella scorsa legge di bilancio sono stati stanziati 20mln di euro in 3 anni a cui sono stati stanziati nella nuove Legge altri 5milioni annui per il prossimo triennio. Adesso è compito della politica di delineare i parametri con cui distribuire questi fondi – conclude il Vicepresidente – inoltre è fondamentale lavorare per rendere più snelli gli orari di lavoro di queste persone”.

L’onorevole sottolinea l’importanza di stanziare fondi per i “Caregiver”, ma alla politica non tocca solo l’onore e l’onere di stanziare fondi, è loro anche il compito di creare e delineare l’evoluzione della medicina italiana. “In questa stagione ci avviamo, insieme al Ministero a scrivere il nuovo patto della Salute 2019-2021 – afferma Giulio Gallera, Assessore al Welfare Regione Lombardia – ed è chiaro che il tema di come il tema di un piano per le cronicità sia fondamentale, magari potendo prendere spunto dal lavoro che stiamo facendo qui in Lombardia, dove tra tante difficoltà siamo riusciti a fare passi importanti in materia. Per rendere tutto questo possibile – prosegue Gallera – bisogna rendere la medicina del territorio protagonista di questo nuovo progetto. Il primo passo – sostiene l’Assessore – è quello di creare i presupposti per fare si che gli MMG possano collaborare, questa condizione però si può creare solo dandogli i giusti strumenti, oltre che i giusti riconoscimenti”. Protagonisti del futuro della medicina territoriale saranno anche i farmacisti, sostenuti dal proprio presidente, Marco Cossolo “La farmacia non è un’entità a se stante, ma deve operare in sinergia con gli altri operatori sanitari del territorio – sottolinea il Presidente di Federfarma innanzitutto i medici di medicina generale, ma anche gli infermieri e i farmacisti ospedalieri. Vanno superate le logiche dei recinti chiusi: non si tratta di erodere le competenze di altri operatori, ma di creare sinergie costruttive – prosegue Cossolo – delimitando i ruoli, evitando sovrapposizione, puntando sul dialogo e sul confronto continuo. Solo in questo modo potremo raggiungere l’obiettivo di assistere il malato cronico a casa propria, evitando ricoveri costosi e inutili e migliorando il risultato delle cure”.