Presentati in questo mese di settembre i due nuovi fiori all’occhiello del portfolio Achab: Cameyo e Globaldash rispondono alle nuove esigenze delle aziende

Claudio Panerai, Chief Portfolio Officer di Achab
Claudio Panerai, Chief Portfolio Officer di Achab

La sempre maggiore diffusione del cloud e il diffondersi della pandemia globale da coronavirus hanno inciso in maniera profonda sulle nostre abitudini, sia dal punto di vista personale che lavorativo. L’accelerazione tecnologica a cui abbiamo assistito è stata velocissima e completamente inaspettata, tanto è vero che ha colto tutti un po’ di sorpresa lasciando spazio all’improvvisazione. Ma ora abilitare i nuovi stili di vita e di lavoro in maniera definitiva, all’insegna della sicurezza, è un imperativo a cui non è possibile sottrarsi. Nel ‘new normal’ i lavoratori saranno chiamati a svolgere la loro professione ovunque, che sia dalla scrivania dell’ufficio, dal divano di casa oppure dalla poltrona di un treno o un aereo. Per questo servono nuovi strumenti che rendano questo modello una realtà effettiva. Proprio in quest’ottica Achab, distributore italiano di soluzioni software infrastrutturali e serenità, come recita il suo payoff, ha lanciato sul mercato due nuove soluzioni rivoluzionarie: Globaldash e Cameyo.

Abbiamo parlato di tutto questo con Claudio Panerai, Chief Portfolio Officer di Achab.

La spinta alla digitalizzazione in atto è stata imprevedibile e pare inarrestabile. Quali sono le nuove necessità delle aziende e degli utenti italiani?

“L’accelerazione tecnologica in atto è frutto di un percorso che le aziende non hanno scelto, ma che è stato imposto dalle circostanze. Di fronte a questo scenario credo che siano tre le parole che simboleggiano ciò di cui c’è bisogno: anytime, anydevice, anywhere. Il nuovo must assoluto è quello di consentire al lavoratore di poter svolgere il suo lavoro ovunque si trovi, in qualsiasi momento e con qualunque dispositivo.

In questo contesto la vera sfida è quella di rendere disponibili le applicazioni aziendali Windows ovunque sia il personale. E non sto parlando solo del gestionale, ma di qualsiasi applicazione critica.

Durante il lockdown si è scelta la ‘pezza’ delle VPN ma è chiaro, per i suoi limiti intrinseci, che non si tratta di un tipo di tecnologia che può essere utilizzata all’infinito: rallenta le connessioni e introduce un livello di vulnerabilità potenziale piuttosto alto.

Con la VPN il rischio è quello di allargare il perimetro della rete aziendale a tutto ciò che ho in casa, dai computer condivisi, agli oggetti che si connettono tramite l’Internet of Things, che possono diventare veicoli per portare il malware in azienda”.

Ecco perché avete deciso di proporre Cameyo. Di cosa si tratta?

“Cameyo è un application server che permette a chi eroga servizi It di distribuire applicazioni Windows su qualsiasi dispositivo in totale sicurezza senza VPN.

Cameyo consente di trasformare un’applicazione aziendale classica in un’applicazione HTML5 accessibile via web, con tutti i vantaggi che questo comporta (ad esempio non esistono più le VPN e per l’utente il look and feel dell’applicazione è uguale a quello della stessa usata in azienda, non ci sono più problemi di esfiltrazione di dati o di compliance con il GDPR).

Tutto questo perché accedo alla mia app aziendale, che risiede dentro l’azienda, via web. Sul mio device personale non risiede più nulla e quindi non c’è il rischio di problemi di sicurezza legati ad un uso casalingo dei dispositivi o in caso di furto del device stesso, risolvendo anche il problema del BYOD (Bring Your Own Device)”.

Come funziona concretamente Cameyo?

“E’ sufficiente collegarsi ad un qualsiasi browser tramite l’URL corrispondente all’applicazione desiderata per eseguirla in tutta semplicità in qualsiasi momento, ovunque ci si trovi e indipendentemente dal device utilizzato.

La soluzione può essere utilizzata direttamente sui server cloud pubblici (Google Cloud e Azure), on-premise o nel proprio datacenter”.

Cameyo quindi incarna alla perfezione il paradigma che sta calando sulle imprese di tutto il mondo. Come pensate di supportare gli MSP per spingere sul mercato questo tipo di soluzione?

“Achab supporta i suoi MSP con continue attività di informazione e formazione. Andremo in giro, per essere loro vicini, spiegando quali sono i rischi, i problemi e i vantaggi che Cameyo, così come Globaldash, portano per affrontare il nuovo scenario. Per noi di Achab è da sempre fondamentale educare le persone. Gli MSP, da parte loro, avranno una modalità di lavoro a zero rischio.

In questo tempo di incertezza se vuoi dare a tutti gli utenti la serenità che le applicazioni aziendali siano fruibili ovunque, sempre e su qualsiasi device Cameyo è la soluzione. E si tenga presente che la strada che abbiamo iniziato a percorrere, questo ‘new normal’ di cui tanto si parla, è destinata a proseguire. Servono soluzioni definitive”.

Come avete strutturato il licensing?

“Per Cameyo è previsto un pricing mensile, quindi oggi lo usi ma se poi decidi di cambiare non corri alcun rischio. E’ il modello pay-per-use. Cameyo permette inoltre agli MSP di fare economie di scala: esiste un prezzo per chi eroga il servizio IT, che potrà comprare un certo numero di licenze da distribuire poi secondo la sua sensibilità tra i vari clienti. Si esce quindi dalla classica rivendita entrando nel mondo del servizio.

L’MSP avrà un prezzo e poi sarà il pacchetto che offre a ciascuno dei suoi clienti a determinare il prezzo per il cliente stesso e quindi il margine per l’MSP”.

L’altra novità che avete inserito a portafoglio è Globaldash. Di che si tratta?

“Globaldash nasce da un’idea intuitiva e si tratta semplicemente di una dashboard che unifica in una sola schermata gli alert provenienti dalle piattaforme utilizzate dagli MSP per erogare servizi IT. Chi eroga servizi IT utilizza una serie di strumenti (gli antivirus, il sistema di backup e recovery, il sistema di deploy delle applicazioni, Microsoft 365 ecc.) e ognuna di queste applicazioni ha la sua dashboard, i suoi allarmi, i suoi alert e così via.

Ma qui nasce un problema: come fa l’MSP a saltare da una dashboard all’altra e capire chi ha veramente bisogno in quel momento? E’ più importante seguire il cliente che ha l’antivirus in panne o quello che non riesce a fare il backup? Oggi non è possibile saperlo perché il fornitore di servizi non ha una visibilità completa. Ogni consolle fa vedere solo un pezzettino.

Quello che Globaldash fa è di riunire in un’unica piattaforma multitenant gli alert e gli allarmi che provengono dalle diverse piattaforme mettendoli in un unico pannello di controllo organizzato per cliente e criticità. L’MSP ha così visibilità vera su quale cliente è veramente in panne capendo quindi chi ha l’esigenza più forte in quel preciso momento”.

Ci faccia un esempio…

“E’ semplice: se hai un cliente con 10 allarmi di tipo medio, mentre uno solo ha un solo allarme ma critico, grazie a Globaldash ho la visibilità completa su tutto ciò che c’è da fare.

Globaldash garantisce ai Managed Service Provider visibilità completa, risparmio di tempo, ottimizzazione del lavoro, nessun alert dimenticato ma soprattutto una corretta gestione delle priorità”.

Come sarà commercializzata la soluzione?

“Mentre Cameyo consente di far guadagnare di più all’MSP perché si offre un nuovo servizio al cliente, la logica che sta dietro a Globaldash è diversa perché questa soluzione serve a far lavorare meglio gli MSP e farli diventare più orientati verso il cliente. L’MSP non può far pagare al cliente questo strumento che serve a lui per lavorare al meglio. Globaldash quindi non si può rivendere ma fornisce all’MSP che se ne dota un valore aggiunto infinito.

Globaldash nasce proprio da un’esigenza concreta degli MSP tanto è vero che nasce da una società italiana di fornitori di servizi IT che aveva questo problema e per risolverlo ha inventato questa soluzione. E’ difficile, ma fondamentale, far capire agli MSP che non avranno un guadagno immediato in termini concreti ma che piuttosto potranno lavorare meglio e fornire un servizio migliore al cliente.

La sottoscrizione è mensile e il prezzo varia a seconda del numero di applicazioni da integrare”.

Oltre a questo, quali altre funzioni ha Globaldash?

“Globaldash innanzitutto segnala quali sono gli allarmi che si risolvono da soli, che è un fattore essenziale. Se ad esempio infatti ho una linea internet che cade ma che poi si riconnette in automatico gli allarmi si risolvono da soli ma visto in un’ottica più globale questo può essere indice di un problema che potrà svilupparsi in futuro.

Globaldash dà visibilità anche su questo: colleziona tutti gli allarmi, segnala le situazioni che si autorisolvono ma che in futuro potrebbero trasformarsi in un problema più grande, agendo quindi in ottica proattiva.

Globaldash misura poi il numero di un certo allarme in un determinato intervallo di tempo, dando indicazioni utilissime all’MSP. Se ad esempio si ha avuto un allarme di utilizzo massimo di una CPU di uno switch 45 volte in una settimana il tecnico dovrà porsi degli interrogativi: l’oggetto si sta per rompere o piuttosto non è più dimensionato per il traffico di rete che deve sopportare? Quindi non è più in linea con le esigenze del cliente? Anziché aspettare che l’azienda si paralizzi, portando danni incalcolabili, l’MSP chiama il cliente prima che si presenti il down montando uno switch dimensionato sulle nuove esigenze. Un bel risparmio”.

Mi pare di capire che in questo ‘new normal’ gli MSP dovranno cambiare pelle… è davvero così?

“Assolutamente, gli MSP avranno un ruolo sempre più importante, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista educativo nei confronti dei clienti. Al giorno d’oggi c’è la tecnologia per fare tutto, ma bisogna spiegare ai clienti quali sono le sfide e quali gli strumenti più adatti per vincere queste sfide”.

Le aziende sono pronte a recepire questo messaggio?

“C’è molta difficoltà ma l’unica possibilità che io vedo è continuare a insistere con lo stesso messaggio finché capiranno che è l’unica strada che possono percorrere. Il rischio è quello di essere travolti, le evoluzioni vanno affiancate pian piano.

In definitiva, il ruolo degli MSP sta cambiando in maniera profonda: devono trasformarsi sempre di più da inguaribili tecniconi a vere e proprie società di consulenza che non vendano fumo ma che dovranno spiegare ai clienti cosa sta succedendo, quali sono i problemi, le opportunità, le sfide, cosa va bene per loro e così via”.