e-commerce

Rendere l’e-commerce più sostenibile è un’ambizione importante per molti rivenditori online. Eppure, nonostante l’enfasi sul “diventare green”, i consumatori non prestano ancora molta attenzione alla sostenibilità. Sebbene il 42% degli acquirenti online italiani ritenga che l’aumento dello shopping online rappresenti un problema per l’ambiente, manca ancora la motivazione a diventare green, e solo il 42% è disposto a pagare un extra per le opzioni di consegna a zero emissioni.*

Sendcloud, la piattaforma di spedizioni e-commerce, analizza 5 modi per rendere la consegna degli ordini molto più “green”. Ci sono infatti diverse opzioni che i rivenditori possono adottare per essere più sostenibili.

Prima di tutto, però, è importante chiarire che lo shopping online non è migliore o peggiore di quello fisico, poiché entrambe le modalità di acquisto implicano il trasporto di persone e prodotti. L’elemento chiave della questione è che la consegna degli ordini di e-commerce può essere effettuata in modo molto più efficiente, limitando l’impronta ambientale dello shopping online.

I fattori critici relativi alla consegna degli ordini sono due: le molte consegne mancate e l’eccessivo spreco di materiale da imballaggio. Ogni consegna mancata comporta emissioni extra di CO2 e il materiale d’imballaggio non necessario fa sì che lo spazio all’interno dei furgoni di consegna venga sprecato. Ottimizzando lo spazio di carico sarebbe infatti possibile trasportare più pacchi in un minor numero di viaggi/corse.

5 modi in cui i rivenditori possono ridurre la loro impronta di carbonio

  1. Ridurre il numero di tentativi di consegna

Il settore dei trasporti è responsabile del 30% delle emissioni totali di CO2 in Europa, di cui il 72% viene prodotto dal solo trasporto stradale**. Uno dei modi più efficaci e ovvi per limitare le emissioni di CO2 è quindi ridurre il numero di tentativi di consegna dei prodotti. Meno sono le corse che un furgone dovrà fare per consegnare un pacco ordinato tramite e-commerce – in Europa, le autovetture causano il 60,7% del totale delle emissioni di CO2 – più basse saranno le sue emissioni.

Permettendo ai consumatori di scegliere dove e quando ricevere un pacco, i rivenditori possono così aumentare le possibilità che un pacco venga consegnato al primo tentativo. Un bene per l’ambiente, ma anche per il fattorino!

  1. Offrire un’opzione di consegna ecologica

Al giorno d’oggi ci sono molti servizi di consegna che garantiscono sostenibilità.

Poste Italiane lavora costantemente per rinnovare la propria flotta aziendale con l’obiettivo di ridurre del 40% le emissioni inquinanti. La flotta sempre più green è passata dall’11% del 2016 al 17% del 2020, con l’obiettivo di arrivare entro il 2022 alla sostituzione dell’intera flotta aziendale con mezzi di ultima generazione a emissioni limitate.

I servizi di consegna con veicoli elettrici non sono solo sostenibili ma spesso eccellono anche in termini di convenienza ed efficienza. Ad esempio, ricevere piatti e prodotti freschi ordinati sull’e-commerce e consegnati in giornata, cosa che Amazon Fresh sta cercando di fare anche in Italia, può offrire ai clienti un valore aggiunto!

  1. Usare meno materiale d’imballaggio

Il 58% dei consumatori ritiene che i negozi online usino troppo materiale da imballaggio. Molto spesso si usano enormi scatole per pochi e piccoli prodotti.

Oltre al fatto che si tratta di uno spreco di plastica e cartone, questo metodo di imballaggio risulta inefficiente. Gli imballaggi troppo grandi occupano spazio utile nei furgoni per le consegne, riducendo il numero di pacchi trasportabili in un’unica corsa.

  1. Scegliere materiale da imballaggio riciclabile

I consumatori non sono solo critici sull’uso del materiale d’imballaggio, ma anche sul suo riutilizzo. L’82% concorda sul fatto che il materiale d’imballaggio dovrebbe essere completamente riciclabile – si pensi alle scatole, ai sacchetti per la spedizione, al materiale di riempimento e all’inchiostro.

È quindi importante che i retailer che lavorano con l’e-commerce si assicurino che l’imballaggio possa essere riutilizzato anche nel caso di restituzione dell’articolo comprato. Ci sono anche rivenditori che incoraggiano l’uso multiplo degli imballaggi. Ad esempio, Zalando sta sperimentando gli imballaggi riutilizzabili, chiedendo ai clienti, che non hanno bisogno di effettuare il reso, di poter rendere l’imballaggio restituendolo tramite casella postale. L’imballaggio potrà essere quindi utilizzato almeno 40 volte così da fornire ai consumatori una soluzione sostenibile a lungo termine.

  1. Ridurre il numero di resi

Potrebbe risultare ovvio, ma ridurre il numero di resi contribuisce a limitare le emissioni di CO2 di ogni ordine. Ogni spedizione di reso causa infatti un trasporto extra, furgoni extra, carburante extra e quindi anche extra CO2. Fornire descrizioni chiare dei prodotti e foto ad alta risoluzione in modo che i consumatori abbiano un’idea chiara e precisa di ciò che stanno acquistando non solo riduce la probabilità di resi, ma giova anche all’ambiente.

“Le consegne sostenibili non sono ancora considerate una priorità assoluta. Ci sono però alcuni segnali positivi di cambiamento nella domanda da parte dei consumatori nel modo di fare acquisti e consegne: gli imballaggi sostenibili e i furgoni elettrici sono destinati a diffondersi in tutta Europa nel prossimo futuro. Se vogliamo che i consumatori scelgano la consegna green, dobbiamo convincerli del suo valore aggiunto. Questo processo ha inizio con una maggiore attenzione per le diverse opzioni di consegna green già disponibili. Quanto più spesso verrà offerta una consegna sostenibile, tanto più sarà probabile la sua adozione da parte dei consumatori”, dichiara Rob van den Heuvel, CEO di Sendcloud

C’è molto lavoro da fare per ridurre l’impatto ambientale dello shopping online e dell’e-commerce, ma ragionando in modo critico sull’impiego dei materiali di imballaggio e sulle modalità di spedizione, i rivenditori possono contribuire in modo significativo alla costruzione di un sistema di acquisto sostenibile.

*Indagine Sendcloud

**Dati ufficiali dell’Agenzia Europea dell’ambiente