bitcoin

Le condizioni del continente africano sono piuttosto favorevoli ai Bitcoin e alle monete virtuali. Questo, è facilmente deducibile dal fatto che nei confronti dei Bitcoin e delle altre criptovalute, continui a crescere in Africa un forte interesse nei confronti delle valute virtuali. Tutto ciò, ha portato a far pensare molti economisti che questa innovazione rivoluzionaria abbia tutte le possibilità di conquistare, anche, il continente africano.

D’altra parte, è impossibile confutare che Bitcoin e criptovalute, non conoscano confini perché dipendono da internet. Infatti, è proprio sul web che le transazioni vengono ad essere registrate in un database chiamato blockchain, un insieme di computer connessi che generano un registro in tempo reale.

La differenza tra criptovaluta e una carta Visa o Mastercard, è che la prima non è ancora regolamentata dagli stati e, oltre a ciò, non passa attraverso alcun intermediario. Le transazioni venendo ad essere effettuate sul web possono, di conseguenza, avvenire in qualsiasi parte del mondo.

Pur essendo caleidoscopico il mondo delle criptovalute è, tuttavia, da sottolineare come il Bitcoin, creato nel 2009 da una persona o un gruppo soprannominato Satoshi Nakamoto, sia in cima alla lista delle preferenze anche nel continente africano. In Africa dunque, sono molti gli investitori che sperano che diventi, molto presto, il nuovo modello di trading finanziario nell’era digitale.

Quando parliamo dei più grandi mercati per la criptovaluta, l’Africa troppo spesso, non è menzionata molto, ma, potrebbe prendere il controllo di altri mercati. Infatti, secondo il parere di qualificati esperti, è probabile che i cittadini dei paesi ad alta inflazione optino per la criptovaluta, poiché Bitcoin e le altre criptovalute basate su un principio di decentramento, offrono una più che valida alternativa alle disastrose politiche delle banche centrali dei loro Paesi.

Ad esempio, il tasso di inflazione del Sud Sudan è stato del 102% tra settembre 2016 e settembre 2017, secondo la Banca Mondiale. Altri paesi, come Egitto, Ghana, Malawi, Mozambico, Nigeria, Zambia e Zimbabwe, hanno tassi di inflazione a due cifre. Non sorprende, di conseguenza, che alcuni di questi paesi siano tra i principali utenti di Bitcoin in Africa, tra i quali si può ricordare il Botswana, il Ghana, il Kenya, la Nigeria, il Sudafrica e lo Zimbabwe.

Oltre a ciò, secondo la BBC, Bitcoin sta guadagnando terreno anche in Uganda. Bitcoin Trader è così fondamentale.

Quando, nel 2015, l’inflazione in Zimbabwe è salita alle stelle, ha costretto le autorità a stampare 1 trilione di banconote, ragione per la quale alcuni, nel Paese, hanno iniziato ad usare i Bitcoin. Già in questi difficili momenti, molti cittadini di altri paesi africani pagano e acquistano Bitcoin, piuttosto che in valute locali colpite dall’iperinflazione. Secondo l’associazione GSM, che rappresenta gli interessi degli operatori telefonici di tutto il mondo, in Africa, nei prossimi anni, ci potrebbe essere quasi un miliardo di utenti di telefonia mobile.

Quindi, più africani saranno in grado di entrare nel mondo dei Bitcoin e delle criptovaluta. In pratica, potrà essere fornita l’opportunità di poter controllare i propri Bitcoin con il proprio cellulare ogni minuto, ovvero, in un qualsiasi momento della giornata. I governi africani al momento non regolano né Bitcoin e né le criptovalute. Questo, senza dubbio, promuove la loro crescita nel continente. Ovviamente, non vi è alcuna garanzia che non cambieranno idea.

In linea generale, per gli africani che temono un collasso del loro sistema bancario o un controllo arbitrario da parte del governo, come pure per coloro che non hanno un conto bancario e vivono in paesi politicamente instabili, Bitcoin e le altre criptovalute, sono una concreta e reale possibile soluzione.

A riprova di ciò, andando a concludere, è sufficiente ricordare i numerosi progetti di criptovaluta che sono stati lanciati in Africa, così come che nel 2013 il Sudafrica ha sviluppato una piattaforma di scambio che vanta diversi milioni di clienti in più di quaranta Paesi.