L’esplorazione spaziale non è più sinonimo di razzi e satelliti: SpaceX infatti ha deciso di cambiare le carte in tavola portando oltre l’atmosfera una cosa che finora era rimasta confinata nelle camere bianche del pianeta terra: la ricerca farmaceutica.
Starfall, questo il nome del progetto, è infatti un’iniziativa che ruota attorno a una serie di capsule capaci di ospitare esperimenti scientifici in condizioni di microgravità, destinate poi a rientrare sulla Terra con i risultati pronti per essere estratti dagli umani.
La prima capsula dimostrativa è già nello spazio e questa ha un obiettivo duplice: sfruttare l’ambiente unico dello spazio per sviluppare nuovi farmaci e materiali, oltre che costruire i primi prototipi di trasporto spaziale affidabile, così da permettere un futuro l’affidamento di carichi in orbita da consegnare altrove sfruttando la rotazione terrestre.
La parte senza dubbio più sorprendente riguarda la ricerca farmaceutica: il fascino dello spazio, anche mediato attraverso tantissime opere cinematografiche in grado di influenzare stilisticamente tantissima cultura, dalla musica alle sale da gioco virtuali, difficilmente ha previsto medicinali e farmaci al suo interno ma qui entra in gioco l’assenza di gravità, che obbliga alcune sostanze e molecole a comportarsi in maniera diversa.
Come nasce Starfall?
L’intuizione alla base di Starfall affonda le radici in una constatazione semplice: lo spazio è un laboratorio impossibile da ricreare sulla Terra e la microgravità si può ottenere unicamente al di fuori della gravità terrestre.
La microgravità ha alcuni effetti particolari sulla chimica: in tali condizioni i cristalli proteici crescono più ordinati, i fluidi si mescolano in modo differente e alcuni materiali assumono strutture impossibili da raggiungere a terra; per l’industria farmaceutica si tratta di un’opportunità enorme perché studiare queste differenze può aiutare a progettare medicinali più efficaci e a comprendere meglio il comportamento delle molecole.
SpaceX, che aveva già maturato un’esperienza notevole nel trasporto di materiale in orbita, ha scelto di unire le due competenze per creare le capsule Starfall: piccoli laboratori volanti capaci di partire, restare in orbita il tempo necessario e tornare con i campioni intatti. Il primo lancio dimostrativo è servito proprio a testare questa logica, verificando che l’intero ciclo funzioni come previsto.
La vera scommessa, però, è economica oltre che scientifica: rendere questi viaggi abbastanza frequenti ed economici da trasformare la ricerca orbitale in un servizio regolare erogabile alle aziende, non in un evento eccezionale destinato a poche missioni. Se la formula dovesse rivelarsi sostenibile, lo spazio smetterebbe di essere una meta rara per diventare una tappa abituale della ricerca scientifica e di questi eventi se ne parlerebbe in maniera molto più libera, un po’ come accade con le slot online più richieste o con i videogiochi per la realtà virtuale.
Tra scienza, business e intrattenimento digitale
Per SpaceX l’esperienza Starfall va oltre l’esperimento scientifico perché è anche un modello di business, uno in grado di trasformare un’attività complessa e costosa in un servizio accessibile, ripetibile e particolarmente redditizio.
Se Starfall manterrà le sue promesse, la ricerca farmaceutica in orbita potrebbe diventare un tassello concreto dell’economia del futuro, dimostrando ancora una volta che l’innovazione vince quando riesce a trasformare un’idea straordinaria in qualcosa di accessibile a tutti. Elon Musk farà molto parlare di sé ma quantomeno le aziende che guida riescono sempre a presentare delle soluzioni a problemi di cui alle volte non si riesce nemmeno a pensare.
