Le differenze inventariali nell’apparel costano 375 milioni di euro all’anno

Nel report “Retail Security in Europe. Going beyond Shrinkage” la visione di Checkpoint

A cura di Davide Giunta, Key Account Manager di Checkpoint Systems

Si è appena conclusa l’ultima edizione della Milano Fashion Week, un appuntamento che nel corso degli anni è sempre più uno dei momenti chiave per l’industria del nostro Paese. Secondo le stime della Camera di Commercio di Milano, Monza e Lodi, i due appuntamenti annuali con la moda meneghina generano in media un indotto di 350 milioni di euro e coinvolgono più di 137mila operatori e 18mila imprese e retailer italiani e stranieri.

Sono numeri che parlano chiaro: moda e abbigliamento sono settori in continua crescita. Come si presenta però la situazione sul lato della sicurezza? Quanto incidono le differenze inventariali su di essi? E quanto spendono i retailer in misure di sicurezza?

A queste domande ha cercato di rispondere la ricerca “Retail Security in Europe. Going beyond Shrinkage”, realizzata da Crime&Tech, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il supporto di Checkpoint Systems, l’unico fornitore di soluzioni verticalmente integrate per il Retail. L’indagine, che ha coinvolto retailer provenienti da 11 Paesi europei, ha evidenziato che le differenze inventariali corrispondono all’1,5% del fatturato del 2017. Inoltre il solo settore dell’abbigliamento, se considerato singolarmente, ha registrato tra il 2015 e il 2017 una percentuale di perdite pari all’1,4%, seguita dall’1,3% dei retailer specializzati in accessori: l’89% dei rispondenti hanno comunque registrato un drastico calo rispetto al biennio precedente.

Se il trend registra una netta diminuzione delle differenze inventariali, il costo di queste resta ugualmente molto alto: in media le perdite annue per i retailer dell’apparel ammontano a 375 milioni di euro, che sommati alle cifre dei settori che si occupano di scarpe e accessori arriva a 464 milioni. Inoltre la cifra aumenta ancora di più se si prendono in considerazione anche tutte le altre divisioni del retail, raggiungendo i 49 miliardi di euro l’anno. Se questo valore indicasse il fatturato di un’azienda, si tratterebbe del quarto gruppo di retail in Europa.

Grazie alle testimonianze dei retailer, lo studio ha messo anche in luce quali sono gli articoli più rubati del settore fashion-apparel: al primo posto ci sono i pantaloni, seguiti dai pullover e dalle camicie. Si tratta quindi di prodotti che spesso possono essere facilmente rimessi in vendita sia online sia in altri negozi, falsificandone la documentazione. L’80% dei retailer intervistati dalla ricerca e coinvolti nel settore dell’apparel, ha inoltre individuato dei periodi di maggiore incidenza del fenomeno dello shrinkage, come il lancio di nuove collezioni, le festività e i fine settimana.

L’abbigliamento risulta anche essere il settore maggiormente soggetto ai furti definiti “interni”, come ad esempio l’appropriazione indebita di beni e di denaro. Una fetta importante delle perdite nell’apparel è poi dovuta a motivazioni di natura non criminale, come le restituzioni di prodotti difettosi (da non confondersi con il sempre più dilagante fenomeno del wardrobing, ossia i resi fraudolenti).

In Europa i retailer spendono in media lo 0,62% del fatturato in misure di sicurezza e l’abbigliamento è tra i settori che investono più risorse, utilizzando lo 0,7% del proprio fatturato in tecnologie e mezzi per la protezione della merce.

La ricerca fornisce dunque spunti interessanti anche per i retailer dell’abbigliamento: questi dati possono essere un ottimo punto di partenza per strategie efficaci in termini di sicurezza da studiare a fianco e con il supporto di fornitori come Checkpoint Systems, che da oltre 50 anni si impegna insieme ai clienti nel fornire soluzioni innovative in grado di soddisfare le esigenze lungo tutta la supply chain.

Questo dialogo con i propri clienti nel corso degli anni ha inoltre generato alcune delle innovazioni più all’avanguardia anche nel campo dell’apparel. Ad esempio La protezione del punto vendita è assicurata con soluzioni altamente personalizzabili come la recente S20, che si adatta al design dello store, garantendo contemporaneamente un’esperienza di acquisto sicura e senza ostacoli, caratteristica che nel settore dell’abbigliamento si rende primaria per un maggiore appeal verso la clientela. Diverse anche le soluzioni di etichettatura dei capi d’abbigliamento con cartellini intelligenti, adatti a tecnologie sia RFID sia EAS e applicabili direttamente in negozio o in fase di produzione: un esempio in questo senso sono le etichette rigide e la recente R-Turn Tag, studiata appositamente per contrastare i resi fraudolenti dei “wardrobers”.

Checkpoint Systems fornisce inoltre soluzioni per il controllo preciso e sicuro degli inventari anche lungo la supply chain: l’RFID Hanging Garment Tunnel , studiato appositamente per il settore apparel, permette di scansionare capi di abbigliamento appesi, nei centri di distribuzione, per un controllo delle merci più veloce, preciso e completo in entrata e in uscita. L’hardware può essere anche connesso ad HALO, la piattaforma software di Checkpoint Systems che fornisce soluzioni intelligenti uniche nel loro genere e incentrate su suggerimenti di azioni mirate, provenienti da dati raccolti da sensori presenti in ogni punto della supply chain.

Dunque le innovazioni tecnologiche aiutano il retailer a ridurre le differenze inventariali, mantenendo nel contempo alta la qualità del servizio al cliente e aumentando i profitti.